Offerta alla tormenta

Offerta alla tormenta

Amaia Salazar, ispettrice in forza alla Policia foral di Navarra, si trova coinvolta in un caso di morte in culla. Nulla che riguardi le forze dell’ordine normalmente, ma quando il padre della neonata morta tenta di rubare il corpo della bimba la cosa assume contorni sospetti. Amaia scoprirà poi che la bimba il giorno della tragedia era affidata alla nonna e che qualcuno, molto probabilmente il padre, si è introdotto durante la notte in casa. L’autopsia dimostrerà che per quanto mostruoso possa apparire, non si è trattato di una morte in culla ma di omicidio. L’uomo, interrogato in cella, sostiene confusamente di avere chiesto che la piccola non sia cremata ma seppellita, incontrando la resistenza della moglie e della suocera e di aver rubato il cadavere perché non aveva scelta. Ammette che è effettivamente stato lì quella notte ma nega decisamente di avere ucciso sua figlia. Continua a dire che il corpo non deve assolutamente essere cremato, che deve ancora finire, che lui l’ha solo consegnata, “come tanti altri”, conclude sussurrando. Nonostante sia il suo giorno libero Amaia, forse per il pensiero di Iblai, il suo bambino di pochi mesi, si sente in obbligo di battere il ferro finché è caldo. A casa degli Esparza la nonna della bimba sta parlando con le api, una preghiera che è tradizione antica in Navarra, le si prega di produrre più cera per le candele che illumineranno il cammino del defunto. L’ispettrice conosce quelle tradizioni, gliele ha raccontate la zia Engrasi, ma quello che la turba è che la nonna difenda il genero. Dice che non è stato lui: per quanto sia odioso, sbruffone e fissato con il lusso non è un assassino. La piccola se l’è presa Inguma, un’entità che ruba il fiato ai bambini. Un demone che ogni tanto si sveglia e ha fame. Amaia sa che la storia del Baztán è piena di leggende di questo tipo. Quello che non sa è che Inguma è tornato, affamato e disposto a tutto per soddisfare la sua fame…

Dagli studi di legge alla cucina, Dolores Redondo, fieramente e appassionatamente basca, qualche anno fa si lascia anche irretire dalla scrittura. Inizia con dei racconti per bambini per poi diventare più sicura (o avere altro da dire) e arrivare a un primo romanzo nel 2009 e infine alla trilogia del Baztán. Offerta alla tormenta è quello che chiude la trilogia. Un romanzo duro, veramente tosto, per l’argomento che tratta e per come lo tratta. Sette legate a culti ancestrali che prevedono, come si intuisce dal titolo, anche sacrifici umani. La Redondo affronta il tema degli omicidi rituali partendo da una storia realmente accaduta oltre trent’anni fa, relativa proprio a genitori che, seguaci di antiche “leggende” e/o rituali, sacrificarono la figlia di quattordici mesi. Nel caso specifico la notizia apparve e scomparve dai radar molto velocemente, senza che la polizia arrivasse ad una soluzione. La Redondo invece nel romanzo approfondisce molto, andando a scavare in quelle che sono le tradizioni della sua terra ma, come farà scoprire durante le indagini, presenti in quasi tutto il globo. Una terra, la Navarra, a tutt’oggi abbastanza misteriosa. È incastonata nei Pirenei, al confine con la Francia, e affacciata sul mar Cantabrico, vi si parla una lingua che non appartiene al ceppo delle indoeuropee, una lingua che ancora oggi non è chiaro da dove provenga, così come non si è capito, nonostante le indagini anche genetiche, da dove siano arrivati i suoi abitanti. Delle “tradizioni” e i culti di cui si racconta invece, si hanno riscontri un po’ in tutto il mondo, antico e non. Il plot giallo è marginale, io che pure non sono una lettrice che fa a gara con l’investigatore ho avuto il quadro abbastanza chiaro a circa metà libro, ma non credo che la scoperta del colpevole fosse lo scopo dell’autrice (cosa che del resto lei stessa conferma in una nota alla fine). Unica avvertenza, non tentate di leggere i nomi dei personaggi e dei luoghi per come sono scritti, date una vostra interpretazione fonetica e non abbandonatela, così da godervi quello che alla fine, nella sua durezza, è un buon romanzo.



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