Oggetto quasi

Oggetto quasi

La vita è finita nelle Cose. Respirano, ansimano, prendono decisioni, si impongono e se ne vanno. Indipendenti. Noi restiamo a guardare. Neppure poi tanto sorpresi. Ci adeguiamo a colmare il vuoto lasciato dal loro spostarsi. Ci muoviamo ad ingranaggio o  troviamo la staticità di una parete. E così ci fermiamo a guardare una sedia che cade lentamente. Immobili, non reagiamo, cercare di fermarla è inutile. Sta compiendo la sua volontà. Muore un uomo per la schianto. Non è difficile riconoscervi il dittatore portoghese Antònio de Oliveira Salazar. È lei, la sedia, l’oggetto, a far cadere la dittatura. Cambia scenario e un impiegato sale in macchina per andare a lavoro. Ma la vettura prende vita. L’uomo è in trappola, trattenuto dalla morsa dello schienale. Singhiozza soffocato, geme come un animale terrorizzato, ma niente, non riesce ad uscire, a liberarsi, non può far altro che lasciarsi guidare. La macchina è indignata. Gli arabi hanno stabilito l’embargo sul petrolio. Lo trascinerà fino allo sfinimento pur di mantenere il serbatoio pieno. Ma la dittatura degli oggetti cresce, si arriva in una metropoli. È il risultato perfetto della trasformazione industriale. Le vite scorrono su nastro, e i consumatori seguono con rigore il regolamento del tran tran quotidiano. Sono marchiati, numerati, come gli oggetti che acquistano. È la città degli oumi: oggetti, utensili, macchinari ed installazioni. La vita è regolata da loro. Gli uomini obbediscono in modo meccanico. Ma se le cose cominciassero a sparire? Se il mondo da un giorno all’altro perdesse tutti i suoi utensili? Se gli uomini decidessero di ribellarsi a tale prigionia?...
José Saramago in questi sei racconti ci mette di fronte al sopravvento che la tecnica ha avuto sugli uomini.  Grida al pericolo che ci minaccia. È un mondo fisico questo, nel quale i cittadini sono diventati ciechi consumatori. È successo perché abbiamo lasciato  assopire l’anima. Ma, tra le pagine, parole di speranza ci suggeriscono la soluzione. È solo se ci sganceremo dal mondo materiale, solo se torneremo a dominare ciò che noi stessi abbiamo creato, che arriverà il tempo della rivincita. Si comincerà a ricostruire tutto. A progettare un mondo dove le cose non sono più messe al posto degli uomini. E allora chissà, forse  ritroverà vita la fantasia. Quella fantasia che ha lasciato il posto alla scienza. Un libro che ci proietta verso un futuro dove il progresso non è più tecnico ma umano. Un invito a lavorare per il domani, assumendoci la responsabilità dell’oggi.

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