Oggi avrei preferito non incontrarmi

Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

È giovedì mattina. Quel giovedì. Il giovedì della convocazione. La donna deve trovarsi alle dieci in punto nell’ufficio del maggiore Albu. Il viscido maggiore Albu, ufficiale della Securitate, con i suoi baciamano umidi di saliva e la testa che profuma fortissimo di “Avril”, un costoso profumo francese che alla donna ricorda il suocero. Il tram arriva alla fermata, la donna sale. Dietro di lei un anziano “sottile come la sua ombra, ingobbito e spento”. Quasi tutti i sedili sono liberi, la donna si siede in silenzio. Nella borsetta oggi ha un piccolo asciugamano, dentifricio e spazzolino. E niente fazzoletto, perché non vuole piangere. L’ambiente del tram la mattina lo conosce bene: chi sale a quest’ora porta le maniche corte, ha la sua logora borsa di cuoio con sé e la pelle d’oca su tutte e due le braccia. “Scarpe pulite o polverose, tacchi storti o ritti, un colletto appena stirato o grinzoso, unghie, cinturini di orologi, fibbie di cinture, righe che spartiscono i capelli, tutto ribadisce invidia o disprezzo”. Le mattine in cui viene convocata la donna indossa sempre una certa camicetta verde e mangia una noce, pare che a stomaco vuoto le noci facciano bene ai nervi e alla ragione, ecco perché lo fa. Deve essere dal maggiore Albu alle dieci, ma è già pronta dalle sette e mezza, è uscita presto come quando prendeva il tram per andare in fabbrica…

Capita a tutti di lasciar andare la mente a briglia sciolta durante un lungo viaggio in tram. Si osservano i compagni di viaggio cercando oziosamente di immaginare le loro vite, si guarda la città scorrere di là dal finestrino, mentre ricordi e riflessioni si affastellano, si intersecano senza soluzione di continuità e senza una logica: almeno una logica apparente, ché l’associazione di pensieri una logica ce l’ha, basta solo capirla. Capita a tutti, capita anche alla protagonista di questo romanzo datato 1997 del Premio Nobel per la Letteratura 2009, la romena Herta Müller. La donna – non sappiamo il suo nome come non sappiamo l’anno preciso in cui si svolge la vicenda – è una operaia tessile della Romania di Ceausescu la cui vita sta andando progressivamente in frantumi. Il suo primo matrimonio è finito – si è risposata con il laconico Paul, ora alcolizzato all’ultimo stadio, che divide la giornata tra letto e bottiglia – ed è stata anche licenziata dalla fabbrica con l’accusa di “prostituzione sul posto di lavoro” perché sistematicamente ficcava nelle tasche di vestiti destinati all’Italia dei biglietti con il suo nome, l’indirizzo e una richiesta di matrimonio. Ovvio che una vicenda del genere in un’ambientazione del genere firmata da un’autrice del genere finisca per essere percepita dal lettore come una denuncia delle capziose follie del totalitarismo, una descrizione del “male della banalità”, come l’ha chiamato con felice ironia Costica Bradatan parafrasando Hannah Arendt. Si tratta però di una chiave di lettura che se da una parte non rende giustizia al lavoro della Müller sull’interiorità della protagonista di Oggi avrei preferito non incontrarmi, dall’altra crea un pregiudizio positivo attorno a un romanzo non molto riuscito. Con la scusa di dare conto di un flusso di pensieri fatalmente caotico e zeppo di salti logici temporali, la scrittrice si esercita infatti in un espressionismo un po’ furbo: una descrizione laconica lì, un aneddoto squallido (e quindi struggente, visto il tema) là, un dialogo minimal qui e in men che non si dica ci si ritrova a pagina 190, dove ci attende un finale tranchant che vorrebbe lasciarci dentro una profonda amarezza e invece ci lascia solo con la bocca amara.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER