Ogni riferimento è puramente casuale

Ogni riferimento è puramente casuale

Fino alle “trentaquattro primavere suonate da due mesi”, Samuel Protti “aveva tutto dello scrittore giovane”, aspetto rigorosamente barbuto, frequentazioni intellettuali nella Roma ‘giusta’, un blog letterario in cui criticare tutti coloro che si piazzino nelle classifiche di vendita e potersi esprimere come “esperto delle letterature minori del Mali e dello Sri Lanka”. L’unico vero scrittore italiano – a suo dire – è Alvaro Careddu, praticamente sconosciuto a tutti. Era solito passare le serate in birreria a ripetere agli amici “Sto lavorando a un progetto”. Eterno, naturalmente. Nel pc cinque romanzi rifiutati dagli editori e alle spalle una storia appena finita con Chiaretta che lo ha lasciato con un sms laconico. Poi Samuel Protti ha preso una decisione, “S’era tappato in casa per sei mesi” e ne è uscito “con un’impennata significativa dei valori del colesterolo e delle transaminasi” e un romanzo “ipocondriaco, feroce, cattivo” che piace ad un grande editore milanese e lo pubblica. Per Samuel comincia “l’incubo dello scrittore pubblicato: l’odissea delle presentazioni”… Nel suo studio Curzio Biroli sta avendo uno dei suoi attacchi di adirata insofferenza e alle sue urla si mescolano rumori di vetri infranti e tonfi. “Basta! […] M’avete spappolato le palle! […] Maledetti! Bastardi figli di puttana, vi odio, dovete morire tutti dilaniati da cani rabbiosi”. I sei romanzi che il portiere gli ha recapitato poco prima giacciono scaraventati sul tappeto e Biroli li guarda con gli occhi iniettati di sangue insieme al vetro rotto della libreria, alla zampa spaccata della poltrona appena restaurata e alla cassa destra dello stereo ammaccata. Poi alza un tomo di 400 pagine e riprende “Un milione di copie vendute? Ma che cazzo dite? Chi è Colajanni? Quale milione, a che vi riferite, a tutti i libri venduti ‘st’anno in Italia? Un milione di calci in culo!”. Quindi il tomo vola dritto verso la finestra. Subito dopo lo segue un giallo, quindi Biroli strappa ad una ad una le pagine delle 350 pagine di esperienze sessuali di un quarantenne molisano. Dopo di che inciampa in un altro libro, “Affanculo pure tu!”, e quello finisce con un calcio sotto la scrivania. Ormai è noto a tutti gli addetti ai lavori che è impossibile ricevere due righe di recensione positiva da Curzio Biroli, il quale negli ultimi tempi è diventato ancora più strambo e insofferente, oltre che ingestibile anche per il suo editore. Ma Mezzasoma, proprietario e direttore della famosa casa editrice Hyperion con sede a Brugherio, adesso ha necessità di fa quadrare un bilancio pencolante. L’occasione è Amore 2 punto zero, “una storia d’amore che parte da Facebook” scritta da un ex Veejay che fa ospitate in tv e ha una rubrica sul “Messaggero”, Gabriele Seppi, “che crede di essere un grande scrittore, pretende lo Strega e il Campiello e pure la Grolla d’Oro che non esiste più”. Il suo editor, Gianni Pinelli, “due lauree, gli occhiali spessi, magro come una stampella e colto cole Carlo Bo”, non ha dubbi: “È una brutta gatta da pelare”. Mezzasoma crede però che basti pianificare tutto per farne un successo, “Va organizzata una vera e propria campagna, e va fatto per bene. “Qual è il livello culturale di Seppi?” “Ignobile”, risponde Pinelli”. Niente, l’editore è irremovibile, bisogna soltanto lavorare e preparare il campo e tirare sangue dalla rapa. Ma, soprattutto, “Basterà convincere Curzio Biroli a fargli la critica e Gabriele Seppi volerà come un aliante della fantasia”. Fosse facile… Servirebbe un’arma segreta per convincerlo. E Adoración Moretti è un’arma infallibile…

Al di fuori della apprezzata serie di Rocco Schiavone, il vicequestore romano trasferito ad Aosta per motivi disciplinari, personaggio che gli ha regalato la notorietà e l’affetto dei suoi lettori, Antonio Manzini non è nuovo a libri satirici che raccontano il rutilante mondo dell’editoria con spietata ironia attraverso situazioni paradossali e grottesche che tuttavia mantengono uno sconcertante e inquietante legame con la realtà. È già successo nel 2015, quando Manzini ha dato alle stampe Sull’orlo del precipizio, una distopia grottesca incentrata sul libro come prodotto di mercato. Ci riprova, ottenendo gli stessi risultati esilaranti, con questi sette racconti – come sempre nelle raccolte non tutti con gli stessi esiti -, uno spaccato satirico che getta una luce sinistra ma terribilmente realistica – per quanto iperbolica e grottesca – sull’industria e l’intera filiera editoriale. Le presentazioni, le recensioni, i ghost writer, i librai, le prime pagine, gli uffici stampa, la concorrenza, i firma copie, il successo ad ogni costo, le vendite soprattutto e poi ancora i tre ingredienti essenziali, il potere i soldi e il sesso: questo il mondo spietato e ai margini di ogni morale che vortica dietro un libro, un innocente oggetto-libro che tra le mani del lettore appare così innocuo. Come si evince da molti commenti a questa lettura, a chi è assolutamente a digiuno del mondo rutilante che gravita attorno al prodotto editoriale finito questi racconti appaiono al limite dell’assurdo. Purtroppo, chi invece ne abbia una conoscenza anche minima riconoscerà in queste storie verosimili realtà tristi e squallide raccontate con uno sguardo acuto e sagace quanto spietato e cinico. La finzione narrativa, ovviamente, si presta all’esagerazione, all’esasperazione, persino al grottesco macabro che, per esempio, è spinto al limite nella storia dello scrittore sudamericano, vera gallina dalle uova d’oro di un editore disposto alla qualunque pur di “spremerlo” fino all’ultima possibilità di guadagno. Spesso Manzini si spinge oltre e alle tante miserie del mondo editoriale avviluppato essenzialmente sul marketing, aggiunge anche qualche sfumatura di cattiveria pura e gratuita, anche questa propria della natura umana insieme all’invidia. Di questo mondo effimero ed evanescente, interessato soprattutto all’apparenza che generi potere e ai soldi, si ride ma lo si fa con un gusto amaro, senza dubbio apprezzando il tono irriverente e apparentemente scanzonato di un autore che di quel mondo però – è anche giusto ricordarlo – è parte integrante. Un consiglio: il racconto imperdibile che ha per protagonista il critico Curzio Biroli vale, da solo, tutto il libro.



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