Old man & the gun ‒ Il vecchio e la pistola e altre storie

Old man & the gun ‒ Il vecchio e la pistola e altre storie
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1999, Jupiter, Florida. Forrest Tucker ha quasi settantanove anni quando, vestito tutto di bianco e con le scarpe scamosciate, compie la sua ultima rapina in una banca del circondario. Verrà catturato poco dopo, mentre sta raggiungendo i suoi amici e sua moglie al campo da golf. Arrestandolo, i poliziotti restano stupefatti. “Era come se fosse appena uscito da uno di quei ristoranti con un menu speciale per anziani”. La sua vita è costellate da rapine, arresti, evasioni rocambolesche e nuove rapine, e dedicata a quella che Tucker considera una vera e propria arte. A quindici anni il primo colpo e il primo arresto. E così per sessant’anni, fino all’ultimo arresto. Ha collezionato diciotto evasioni (ne vanta una anche dal leggendario carcere di San Quentin), ha tentato la fuga ma senza successo per altre dodici volte, dopo averne progettate e mai realizzate chissà quante altre. Un rapinatore sì, ma gentiluomo e con molto stile – ammetteranno tutti, poliziotti e giurati che lo incrimineranno... Nel marzo del 2004, Richard Lancelyn Green, il massimo esperto mondiale e collezionista di materiale riguardante Sherlock Holmes e Sir Arthur Conan Doyle, viene trovato morto all’interno della sua abitazione, soffocato con un laccio da scarpe. Le dinamiche poco chiare della sua morte a lungo hanno mantenuto viva la tesi dell’omicidio, anche se il caso verrà poi chiuso e definitivamente classificato come suicidio. Green, come molti altri che arrivano a crederlo un individuo reale, è letteralmente ossessionato dal personaggio di Sherlock Holmes, ma soprattutto è ossessionato dalla vita del suo autore. Per anni e anni ne ha inseguito le tracce, cercando di svelare il mistero della sparizione di una parte dell’archivio documentale di Doyle, temendo finisse nelle mani di collezionisti privati. Ma secondo alcuni, sopra il materiale scomparso, aleggia una maledizione mortale, come in uno dei più celebri romanzi di Holmes: Il mastino dei Baskerville...

Il personaggio di Tucker ‒ intervistato dall’autore nell’infermeria della prigione di Fort Worth dove sta scontando tredici anni di carcere ‒ e quello di Green sono due dei protagonisti di questi tre frammenti non-fiction raccolti dal giornalista americano David Grann. Il terzo è dedicato alla figura di Frédéric Bourdin, detto il camaleonte, per la sua incredibile capacità di assumere svariate identità, tra cui quella di un adolescente americano scomparso alcuni anni prima. Ricercato dall’Interpol, riuscì a convincere autorità e partenti del ragazzino di essere stato rapito e seviziato. Alla figura di Tucker, inoltre, è dedicata l’ultima pellicola di Robert Redford, che con Old Man & the Gun, in queste settimane nelle sale italiane, all’età di ottantadue anni dice addio al mondo del cinema. I tre racconti hanno come tema comune le ossessioni che possono corrompere un’intera vita. Così è per Tucker, Green e Bourdin, che vivono ciascuno per il loro demone. Un demone che può essere una rapina o la fuga, un personaggio di fantasia o uno scrittore, o persino l’arte dell’inganno. Ci si rende conto, leggendo le loro storie, di quanto la mente umana possa deviare, cancellando ogni possibile alternativa per concentrarsi solo su un obiettivo che diventa ragione di vita e sostanza. Di ossessioni, che siano vizi oppure virtù, abbiamo esempi quotidiani che possono sfociare in grandi azioni o in tragedie, nascoste per mesi e anni e che solo alla fine vengono alla luce. Non dobbiamo quindi stupirci di come sia facile restare affascinati da certe personalità, reali o di fantasia, che quando siamo fragili ci sembrano mostrare una strada, una possibilità, un’alternativa alla nostra vita monotona, apatica o senza futuro.



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