Olivia ovvero la lista dei sogni possibili

Olivia ovvero la lista dei sogni possibili
Una bambina con il cappottino blu e un bambino con la sciarpa rossa. Davanti a due bare calate in terra, i loro sguardi si incrociano. Quello fu il suo sogno. Quello fu il giorno in cui tutto cominciò. Ore 10.23 di un martedì come tanti. Olivia ha poco più di trent’anni e non ha più un lavoro. La sentenza della Direttrice delle RU (la Witch, come la chiamava) era incontrovertibile: l’azienda era in forte recessione e il suo dipartimento (TBD, Think Big Department) era risultato superfluo. Ma, nonostante la sua incapacità a rendersene conto, quello era stato un licenziamento annunciato: lei così diversa dallo stile lavoro-denaro-profitto, lei così legata a musica-cinema-letteratura, lei così amante delle parole, era fuori luogo da tempo. L’agenzia di comunicazione che la occupava così intensamente sopprimeva l’addetta stampa. L’incrollabile fiducia di Olivia nei sogni stava facendo i conti con la dura realtà. Da profilo esuberante a esubero in poche ore. In pochi attimi. Quelli sufficienti a far tornare a galla tutte le delusioni passate e ad inanellare l’ennesima. Mentre cammina senza meta, nel freddo, con le lacrime pronte a sgorgare a fiotti, un’insegna (“Welcome”) la ferma. È un segno. Entra nella tabaccheria bar per riscaldarsi e le lacrime le sgorgano, autonomamente, copiose, facendole perdere quel briciolo di dignità residua, faticosamente guadagnata con allenamenti yogici e motti filosofici. Nel delirio dei pensieri altalenanti parte il primo ansiolitico naturale: compilare la lista delle attività da fare per impegnare il tempo mentre si cerca lavoro. Il tappo è tolto: parte l’eruzione. E la redenzione. Sia avvia un nuovo corso. Si accende un nuovo alito di vita. Tra i saggi moniti della nonna mandati a memoria, la teoria della felicità di Pollyanna, gli elenchi anti-ansia delle buone cose da fare per risparmiare, la revisione del cv, Olivia ripesca una parola chiave, serendipità (“la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra”), che attraverso percorsi paralleli la porterà fino a Diego…
Il romanzo si avvia come distillato di saggezza prêt-à-porter, ma le riflessioni si fanno più grandi e profonde proseguendo nella lettura. Attraverso le domande di senso di sempre. Di tutti. I temi di assoluta attualità (la crisi economica, il lavoro) si intrecciano con gli evergreen (l’amore, la famiglia, la morte), e fanno da sfondo ai pensieri della protagonista, espressi con grande leggerezza ed ironia, che rendono il romanzo assolutamente piacevole. Con Olivia (e come Olivia), Paola Calvetto ci lascia un’istantanea di questo tempo. Delle donne di questo tempo. Delle loro debolezze, ma, soprattutto, delle loro risorse. Olivia è “una giovane donna che sogna troppo, archivia cuori, scatta Polaroid e più di qualsiasi altra cosa vorrebbe imparare ad essere felice” , racconta delle sue coetanee alle sue coetanee, e nella condivisione dello stesso background, fa appassionare alla lettura. Spazio e tempo sono i pilastri del romanzo: tutto si gioca sulle variazioni di queste due variabili che creano la musicalità, l’armonia e l’equilibrio del testo. Lo spazio e il tempo della narrazione sono unici: la narrazione si svolge in un bar tabaccheria nell’arco di una sola giornata. Lo spazio e il tempo del racconto si dilatano verso luoghi e tempi del passato. Le variazioni sono costruite attraverso le parole di Olivia, il suoi pensieri: parti del racconto vengono anticipate creando sapientemente curiosità e coinvolgimento nel lettore che viene rituffato nel racconto e ottiene le risposte alle sue domande, in una sagace danza tra prima e dopo. La scrittura è efficacemente costruita attraverso brevi fotogrammi di pensieri, emozioni e riflessioni, fino al piccolo capolavoro di “regia” (quasi filmica) nel finale. In questo periodo che non lascia spazio all’ottimismo, la Calvetti ripesca “la lista dei sogni possibili”, come cita il sottotitolo, fino a dichiarare attraverso i pensieri di Olivia che “Anche nei giorni in cui arriva una cattiva notizia può accadere qualcosa di buono, e il mondo non finisce né cambia così, da un momento all’altro”. Un romanzo da leggere ora e da tenere a portata di mano per i momenti difficili.

 

 

 

 
 
 
 
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