Oltre

Vaol sa che sta sognando. E nel suo sogno è in un’aula universitaria, una di quelle con la disposizione dei banchi ad anfiteatro, mentre una donna sta parlando, giù al posto del professore, in piedi nello spazio in cui avrebbe dovuto esserci la cattedra, che invece non c’è. La donna sta dicendo cose strane, pensa Vaol: si riferisce a quel luogo come ad un altro mondo chiamato limbo, nel quale comandano i primi arrivati, mentre per gli ultimi la vita non è facile. Che strano sogno! Oltretutto, la donna ha appena detto che lì la corrente elettrica viene razionata e Vaol si sta chiedendo come potrà ricaricare il cellulare quando la batteria sarà a zero. Qualcuno chiede il suo nome e lo segna in un registro, poi le suggerisce di andare. Sì, ma dove? Quella non è la sua città. O meglio, lo è, ma è diversa: il lago, grigio come il piombo, i palazzi e le strade sono gli stessi di sempre, ma non ci sono auto ed alcune case, di cui ricorda bene la posizione, non ci sono più. Qualcuno le grida di non restare lì a fissare il vuoto, di andare in fretta verso gli alloggi, perché non manca molto al coprifuoco ed è pericoloso restare in strada. Ma dove diavolo si trovano questi alloggi? Glielo indica un uomo, che dice di conoscere suo padre; questa affermazione suona davvero strana alle sue orecchie - il padre è morto due anni fa - ma le strappa un sorriso e le fa gonfiare il petto d’orgoglio. Trascorre la notte rannicchiata su una stupida panchina di legno, scomoda e dura, pensando che quello strano sogno è proprio finito fuori controllo e, a dir la verità, non le sta piacendo molto e non sarebbe male svegliarsi. All’improvviso un rettangolo di luce che arriva da una porta aperta cattura la sua attenzione. C’è un uomo, anzi un ragazzo, con le braccia conserte ed una spalla appoggiata allo stipite della porta. Ha capelli neri, corti ed un po’ ribelli ed occhi chiarissimi. Caspita che bel tipo! E sta osservando proprio lei, con uno sguardo attento ed incuriosito…

Per Vaol, appena diciannovenne, la morte, arrivata decisamente troppo presto, è l’occasione per essere condotta in una nuova dimensione, il limbo, un luogo non-luogo che tanto assomiglia agli ambienti che le sono familiari, una realtà in cui tutto sembra come prima ma non lo è affatto. Il limbo è una seconda possibilità, una dimensione nella quale ci si risveglia dopo la morte convinti di stare sognando, un universo parallelo in cui è possibile incontrare le persone scomparse. È quindi un posto in cui essere felici nonostante il triste destino? Assolutamente no, perché neppure la morte ha la capacità di frenare il peggior istinto dell’uomo, che continua a bramare potere, ricchezza e smania di comando. Ecco allora che i Primi, tiranni che prevaricano su chiunque, si impongono su chi è arrivato dopo di loro, li riducono in schiavitù ed applicano nei confronti di chi si ribella punizioni violente e a volte mortali. E se si muore nel Limbo, per la seconda volta, non ci sono altre possibilità e si è perduti per sempre. Ma c’è chi non ci sta ed il seme della rivolta pian piano cresce e si fa Resistenza. In una realtà apparentemente paradisiaca, ma amara e distopica, Vaol, giovane donna coraggiosa e battagliera in bilico tra l’amore per il padre - morto due anni prima in un incidente e ritrovato nel limbo a capo dei ribelli - e la passione per Hans - ragazzo protettivo e sensibile che abita quello strano luogo da molto tempo e ne conosce ogni segreto - deve fare i conti con scelte dolorose, con scoperte difficili da accettare e con azioni che richiedono maturità e sacrificio. Una lettura, rivolta agli young adults, che - a parte alcuni passaggi in cui la narrazione risulta veramente troppo mielosa e sdolcinata anche per il pubblico al quale è destinata - diventa un’interessante riflessione sul valore della vita, un inno al senso di responsabilità in nome di principi e valori, una dichiarazione d’amore indirizzata all’amore stesso declinato in ogni sua possibile forma, un elogio della forza della scrittura e del potere della parola, armi vincenti anche nelle situazioni più disperate.

 


 

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