Oltre l'orizzonte

Oltre l'orizzonte
Matteo ha suppergiù quarant'anni. E' il 1982 e lui, davanti ad un registratore acceso, inizia a parlare. E racconta Matteo, racconta intanto del suo lavoro reale - direttore di un ristorante poco fuori Raccordo a Roma – e di quelli che invece aveva sognato in gioventù di poter fare - il cantante, lo scrittore, l'attore - trascinato da una vita che in fondo si è sempre sentito costretto a subire, piuttosto che vivere. Racconta della sua storia tormentata con Giulia, una storia nata già con il piede sbagliato e ora forse troppo in là per poterla raddrizzare. Ma Matteo racconta sopratutto di Marta. Di come si era presentata a casa sua quel pomeriggio di pioggia di febbraio, splendida nel suo vestito nero, chiedendogli di potersi fermare qualche giorno da lui. Erano mesi che non si vedevano ed era la prima volta che metteva piede in quella casa. Si era presentata così, senza preavviso, proprio come quella mattina di trentacinque anni prima, quando per la prima volta era entrata nella sua vita, confessandogli di essere sua madre. La sua vera madre. Matteo ci aveva messo anni ad attutire lo shock di quella scoperta, ma aveva compreso che Marta era stata costretta ad affidarlo ai nonni per tutto quel tempo, solo per il suo bene, solo per l'imperversare in quegli anni della guerra. Adesso era lì, di nuovo con lui, e potevano recuperare un po' del tempo perduto. Avevano parlato un po', poi la stanchezza l'aveva vinta e la donna si era andata a riposare. Matteo era rimasto sul divano, tra la penombra dei suoi ricordi e pensieri, finché un violento accesso di tosse proveniente dall'altra stanza non l'aveva fatto destare. Marta era seduta sul letto, senza più fiato in corpo e gli aveva chiesto un bicchier d'acqua. Matteo nell'andare in cucina, aveva notato però nel lavabo del bagno un'inequivocabile macchia di sangue...
Antonello De Sanctis probabilmente ai più non dirà molto come nome. Eppure le sue rime, i suoi testi, hanno accompagnato per anni le nostre esistenze, ingrediente fondamentale della loro colonna sonora. De Sanctis è infatti uno dei più prolifici parolieri – "Anima mia", "Padre davvero", "Laura non c'è", per citare solo alcune delle più note canzoni a cui ha lavorato – della scena musicale italiana degli ultimi trent'anni. E dalla musica è ripartito anche come scrittore, pubblicando dopo la sua autobiografia Non ho mai scritto per Celentano, sempre per la No Reply, questo vero e proprio romanzo, dove il protagonista Matteo affida proprio al nastro di un vecchio mangianastri la voce narrante del suo racconto. Ne esce un storia molto delicata, pacata, scritta con il necessario pudore che il racconto di una vicenda dolorosa necessita. Una semplice storia d'amore, come recita il sottotitolo in copertina, nella quale la famiglia diventa àncora per la solitudine di un uomo per troppo tempo semplice spettatore della vita e che ora invece, complice la drammatica malattia della madre - della quale dovrà occuparsi in prima persona - è costretto quella stessa vita a doverla affrontare di petto, compiendo anche scelte che fino ad allora non ha avuto il coraggio di fronteggiare. Vista la tematica delicata affrontata, forse lo stile e la narrazione avrebbero potuto essere un attimino più suggestive, più ricercate, per scongiurare un prevedibile effetto retorico che aleggia su alcune descrizioni. Ma nel complesso la storia riesce a toccare le giuste corde, concedendo alla fine all'intero romanzo la necessaria dose evocativa ed emozionale.

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