Ombre cinesi

Richard Parnasi è un assessore di provincia, ruolo che detesta, tanto che conta i giorni che lo separano dalla fine del suo mandato. Non odia la politica, da cui in verità è attratto, ma questo incarico gli rimanda un’immagine di se stesso in cui fatica a riconoscersi, quella di un uomo di mezza età che ha rinunciato alle proprie ambizioni per investire in un percorso di vita senz’altro rassicurante, ma povero di progetti grandiosi, di sfide capaci di riaccenderne gli entusiasmi. Vivere in una piccola città lo soffoca, sebbene ne apprezzi la routine, senz’altro facilitata rispetto alla metropoli. Sente di essersi chiuso in una “comfort zone” fatta di benessere, abitudini consolidate, gioie domestiche, che non scacciano, tuttavia, quell’insoddisfazione latente. Con questo spirito accetta un misterioso invito di un certo Mr. Wang a recarsi a cena presso il lussuoso hotel The St.Regis di Roma per un incontrare una delegazione cinese di imprenditori e politici; sebbene non si tratti di un impegno istituzionale, potrebbe ricavarne contatti e ispirazione per il suo futuro. Si ritroverà cooptato in un complesso intrigo internazionale, pedina all’interno di uno scacchiere geopolitico dove si muovono interessi di proporzioni inimmaginabili, che vedono contrapposti i vertici del partito comunista cinese; il Primo ministro; uno degli imprenditori cinesi più ricchi al mondo, Lynn Penn; addirittura il Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Parnasi è in trappola, non potrà esimersi dall’accettare di collaborare con i servizi segreti per sventare un’azione sovversiva ai danni del Presidente, e proprio lui, piccolo politicante di provincia, avrà un ruolo chiave: convincere Nina, studentessa cinese dell’accademia delle belle arti di Perugia, legata a Lynn, a collaborare per scongiurare una strage di innocenti…

Ombre cinesi è il romanzo d’esordio di Michele Fiorone, professore universitario di marketing con all’attivo diverse pubblicazioni di settore, attualmente assessore della Regione Umbria. La scrittura, scorrevole, tiene il passo della trama, incalzante e complessa man mano che si disvela, pur concentrata in circa duecento pagine. La storia avvince, coniugando materiale di fantasia con elementi d’attualità, che disegnano scenari plausibili alla luce delle dinamiche geopolitiche e interne della società cinese, filtrate tra le maglie strette della censura. È il caso della minoranza turcofona degli Uiguri in Xinjiang, discriminati perché musulmani e forzosamente costretti ad “abbracciare” la cultura cinese a discapito della propria. Perugia è il luogo da cui la vicenda prende le mosse, risultando, a tratti, più di un semplice sfondo su cui lasciar correre gli eventi, e forse un tratteggio più sfumato e meno incisivo, per descrivere il senso di appartenenza e l’orgoglio che Parnasi nutre verso ogni angolo della sua città, avrebbe maggiormente giovato alla fluidità narrativa; probabilmente l’autore - perugino - si è lasciato un po’ prendere la mano. Ben caratterizzati i personaggi, azzeccatissimo Parnasi, con i suoi chili di troppo, gli yogurt punitivi, l’amore per i dettagli sartoriali, gli alberghi di lusso, la fascinazione per il potere, unita ad un misto d’integrità quasi romantica, che coniuga la passione per la musica rock della giovinezza, col pragmatismo, molto più prosaico, delle sfide amministrative, buche cittadine comprese; risultando, tuttavia, di un’umanità contraddittoria e vera, che ispira quasi amicizia. Nel complesso, un esordio felice. Non mi stupirei di ritrovare l’assessore Richard Parnasi alle prese con qualche altro intrigo internazionale, magari sul grande schermo, protagonista di una fortunata serie televisiva.

 


 

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