Omero è stato qui

Omero è stato qui

Due ragazze pericolose si guardano negli occhi ogni giorno e ogni notte. L’una su una riva, l’altra all’opposta, separate dal mare dello Stretto, solcato da naviganti che le creature femminili si divertono a disturbare. Erano due ninfe belle e aggraziate, ora sono due mostri voraci. Sono Scilla e Cariddi e la loro rabbia, come ben sa Ulisse, rende pericoloso l’attraversamento di quel braccio di mare in cui il Tirreno e lo Jonio si perdono l’uno nell’altro. Là dove vortici e onde possono inghiottire imbarcazioni grandi come case… Come le case che il saraceno Hassan Ibn-Hammar razzia ogni giorno nei pressi di Messina, alla ricerca di Mata, la figlia del principe Cosimo II. Hassan è un moro bello e corpulento, sembra un gigante e si è innamorato perdutamente di quella ragazza di fede cristiana, bianca e imponente. Per lei, ha deciso di convertirsi e di abbandonare la fede musulmana, il suo nuovo nome è Grifo. Mata e Grifo, sono loro i due giganti di cartapesta a cavallo che in agosto accolgono i visitatori nella piazza del Municipio, ritti sui loro due cavalli, con lo sguardo rivolto verso il mare. Lo stesso mare in cui ogni giorno, Nicola, un ragazzo del borgo di Torre Faro, sulla punta Nord della Sicilia, si immerge, scandagliandone i fondali, di cui conosce ogni segreto. “Cola! Cola! Esci dall’acqua, una buona volta”, gli urla sua madre esasperata, tanto da lanciargli una maledizione. “Che ti possano crescere le squame!”. Proprio così gli ha detto e così è avvenuto. Scaglie argentee brillano ora sulla schiena del ragazzo, metà uomo e metà pesce. È lui Colapesce e la sua fama è arrivata all’orecchio del re delle Due Sicilie, che ha deciso di andare ad accertarsi di persona se davvero esista una creatura umana fornita di branchie e squame...

“Ho sempre saputo di essere siciliana e dunque, greca, araba, normanna e figlia di mille popoli che nei millenni hanno attraversato la mia terra. Ho sempre saputo di vivere in un luogo magico”. Finalista al Premio Strega 2019 con il romanzo Addio fantasmi (Einaudi, 2018), Nadia Terranova dedica ai piccoli lettori una breve raccolta di fiabe tradizionali, corredate dalle illustrazioni di Vanna Vinci. L’autrice intende narrare le storie che ha ascoltato quando era bambina e nel modo in cui le ha fatte proprie, senza alcuna ambizione da filologa. E in verità, l’originalità del testo è tutta qui. Di certo, non è il primo libro in cui si narra di Ulisse, di Colapesce e Morgana, ma la sua peculiarità è nella narrazione di quanto è stato interiorizzato, come “omaggio a Messina e al suo mare”. I miti e le tradizioni della sua terra sono codici inscritti nel corredo genetico di messinesi e reggini, gli abitanti dello Stretto. In poche, ma suggestive pagine di narrazioni, la Terranova racimola la ricchezza di un territorio, in cui sopravvivono, stratificate e mesticate, culture e tradizioni antiche e diverse. C’è spazio quindi, per lasciare accomodare il mito greco accanto alla leggenda bretone, e ancora racconti che riportano al tempo degli Angioini in Sicilia e storie che ricordano la dominazione araba. Perché Trinacria è terra di narrazioni e di cantastorie, di aedi leggendari e contemporanei.



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