Omicidi quasi perfetti

Omicidi quasi perfetti

Oldcastle, Scozia. Otto anni fa Ash Henderson era un detective e indagava su uno spietato serial killer che aveva ucciso quattro donne e lasciato altre tre in fin di vita, squarciando loro il ventre per cucirci dentro una bambola: l’Inside Man. Poi tutto è cambiato. La sua famiglia è stata distrutta. La sua carriera pure, soprattutto dopo che l’assassino è riuscito miracolosamente a sfuggire alla sua cattura. E una criminale perfida e vendicativa, Mrs Kerrigan, lo ha incastrato, facendo ricadere su di lui, attraverso delle false prove, un’accusa di omicidio infamante: quello di suo fratello. Ecco perché ora Ash Henderson è in prigione. E pare che ci rimarrà parecchio perché la Kerrigan, attraverso le sue conoscenze, ha fatto sì che Ash non esca mai più. Ma quando il sovrintendente detective Jacobson lo va a trovare in prigione, la sua vita sembra prendere una nuova direzione. Le accuse di omicidio sono cadute e Henderson può uscire da prigione in libertà vigilata. Un momento che l’ex detective aspettava da anni, quello della vendetta. Ma ad una sola condizione: dovrà aiutare la polizia nelle indagini su uno strano omicidio. Il cadavere di un’infermiera è stato trovato con una bambola al suo interno. L’Inside Man è tornato…

Oscuro, violento, perverso. Omicidi quasi perfetti è il secondo romanzo che lo scrittore scozzese Stuart McBride dedica al detective Ash Henderson dopo Cartoline dall’inferno; un thriller che, declinando la violenza in diverse forme sin dalle prime pagine, immerge il lettore in una vicenda torbida, alienante, raccapricciante a volte. E mentre Logan Mc Rae, personaggio che ha fatto la fortuna di Mc Bride, pur essendo un duro, si muove sempre nelle lande della legalità, Henderson è un uomo che non ha più nulla da perdere e ha fatto della vendetta la sua missione di vita. Un personaggio, dunque, attraverso il quale lo scrittore di Dumbarton scandaglia i luoghi più reconditi del male. E nel farlo, non ha scelto come teatro dell’azione una città reale – come accade, ad esempio, nella saga di McRae, ambientata ad Aberdeen – ma ha inventato una Oldcastle à la Sin City, in cui si muove una fauna di personaggi corrotti e borderline: una città in cui l’unica legge è quella del più forte e l’unica regola quella della sopraffazione. Il tutto raccontato attraverso una scrittura densa e dal ritmo folle, che concede pochissime pause e non rinuncia ad un’introspezione che permette di indagare nelle viscere più profonde dei personaggi. Fino ad un finale ad alta tensione, degna conclusione di un romanzo che conferma la dimensione di uno scrittore che col tempo ha saputo affermarsi a livello mondiale nel magmatico universo del genere thriller.



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