Onde, farfalla e aroma di caffè

Onde, farfalla e aroma di caffè
Lupe, dopo cinque anni di convivenza con un intellettuale negato per il sesso, s’è data anima e corpo a un camionista dallo spiccato talento amatorio, ma la felicità è ugualmente lontana. María, dal canto suo, sta letteralmente annaspando nel male di vivere, e non le bastano i muri per scriverci sopra la propria disperazione. Angustia María ha invece imboccato di slancio la finestra ed è volata giù dal settimo piano per sfuggire allo scherzetto che le ha giocato quel bontempone dell’Onnipotente. Sandra è morta per abortire il figlio di Ramón – e come diavolo potesse farsi toccare da quell’essere abietto che era il suo patrigno resta un mistero; Julia una bimba l’ha invece partorita, ed ha lo stesso identico neo del padre (di cui non riveleremo l’identità per non rovinare il colpo di scena finale), quel giovane che lei ha amato una notte, ma “senza malizia”, come non si stanca mai di ripetere…
I racconti sono quindici, e quindici le scrittrici, tutte dominicane ma di generazioni diverse – la più âgée, Hilma Contreras, è nata nel 1913; la più giovane, Kianny N. Antigua, è nata nel 1979. Donne che raccontano storie di donne – ma non solo: che pudore e che tenerezza in quella del detenuto che trova inaspettatamente l’amore nel suo taciturno compagno di cella –, di volta in volta fragili, determinate, piagate, sole, incasinate, arrabbiate, seduttrici e sedotte. Appassionate – sempre. Signore alle prese con l’uomo sbagliato, donne al telefono che non suona mai, manager sfinite dai troppi impegni, madri spaventate, nonne poetiche, vedove ostinate, immigrate con l’esaurimento da super-lavoro: un collage di volti e storie – amare, crudeli, sensuali, ironiche, poetiche – per raccontare la meravigliosa difficoltà dell’essere donna (sintomatico che neppure da Dio ci si possa aspettare un “aiutino”, anzi…). Quindici racconti di squisita fattura, brevi, talvolta fulminanti, riuniti da Danilo Manera in un’antologia minuscola e preziosa come una miniatura, da apprezzare come il famoso vino buono della botte piccola, centellinandoli. Impossibile decretarne il migliore o stilarne una classifica: doveroso un primo posto ex aequo per tutti.

 

 

 
 
 
 
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