Opera aperta

Opera aperta
Tutti quanti, in qualità di spettatori, ascoltatori, lettori, ci siamo trovati, svariate volte, di fronte a un’opera d’arte di qualsiasi tipo, esprimendone una  valutazione; e altrettante svariate volte ci siamo resi conto di come queste stesse valutazioni - se non addirittura le percezioni delle cose - cambino a seconda di momenti, inclinazioni, gusti personali e quant’altro ( il classico “io qui ci vedo questo”; “ io qui ci vedo quello” eccetera, eccetera…). Elementare? Forse. Ma non dimentichiamoci che per secoli l’esistenza di un solo, unico, imprescindibile codice valutativo ha condizionato l’arte tradizionale e che l’esistenza di molteplici livelli di interpretazione è stata una conquista relativamente recente. “Ogni opera d’arte, dalle pitture rupestri a I Promessi sposi, si propone come oggetto aperto a una infinità di degustazioni”: insomma,  da opere “chiuse” a opere “aperte” a un’infinita possibilità di letture e visioni. Ma non solo: le arti contemporanee dilatano a dismisura il concetto di apertura di un’opera, permettendo addirittura di entrarvi dentro….Come? Prima di Novecento inoltrato tra autore e lettore-spettatore-recettore era presente una sorta di barriera invisibile, che separava volontà e pensiero dell’uno da volontà e pensiero dell’altro; io creo, tu guardi, leggi, ascolti, stop - null’altro di più. Arrivano le avanguardie e i ruoli si capovolgono, si intersecano; il lettore-spettatore-recettore è chiamato a intervenire dentro l’opera, plasmandone l’intento originale del creatore a suo piacimento. Un esempio? Pensiamo a un concerto di musica classica tradizionale: che libertà interpretativa ha il maestro sull’opera, se non quella di guidare gli esecutori a tradurre il più fedelmente possibile la volontà dell’autore? Prendiamo, invece, un’opera di musica strumentale moderna - cercate qualcosa di Berio e capirete: l’esecutore, stavolta, è libero di intervenire direttamente su durata o forma della composizione, realizzando, quindi, a sua discrezione, differenti risultati sonori. L’opera aperta prende vita, muta; mentre scienziati di tutto il mondo si ostinano a ricordarci la costante indeterminazione di noi esseri umani, viventi in quello che è solamente  “uno degli universi possibili” cosa può fare l’arte se non riflettere questa indeterminatezza, questo caos assoluto?
Provocatorio e iconoclasta, Opera aperta uscì alle stampe per la prima volta nel 1962, suscitando reazioni controverse, dall’adesione più convinta alla disapprovazione più totale; in ogni caso ben pochi rimasero indifferenti di fronte alla portata rivoluzionaria del suo messaggio estetico. Umberto Eco si rende conto di come l’arte, in tutte le sue forme, stia cambiando, complice la scienza, o la recente conquista di un relativismo culturale, o semplicemente la necessità di svincolarsi dai generi tradizionali; Opera aperta è una raccolta di scritti complessi e elaborati, ma essenziali per chi desidera accostarsi al pensiero di uno dei più grandi studiosi e critici italiani.

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