Opinioni di un clown

Opinioni di un clown
Hans Schnier, professione clown. Rientra nel suo appartamento a Bonn, la sua città natale, dopo una fallimentare performance teatrale durante la quale si è infortunato a un ginocchio. Quello appena vissuto non è che l’ennesimo insuccesso professionale, passaggio quasi obbligato del baratro iniziato tempo addietro. Ed è proprio qui, tra la cucina, il bagno e il salotto della sua casa che in poche ore Hans, nel ripercorrere con lucida autocommiserazione la sua vita, elenca amici e nemici, incontra il padre, parla al fratello, telefona e insulta i principali rappresentanti del circolo, comitato cattolico molto attivo in città, che gli ha rubato l’amore della sua vita, Maria. Perché è Maria la sua ossessione, Maria fervente cattolica che ha vissuto fin da principio l’intensa relazione con Hans nel crescente contrasto con gli esponenti più importanti degli organismi religiosi locali per poi cedere alla vita borghese e rispettabile che proprio uno di loro le offre. Maria che ha ceduto al compromesso. Maria che lo sta tradendo con l’uomo che ha sposato. Lui invece, condannato alla monogamia eterna, non si dà pace. Nella disperazione crescente, nelle conversazioni deliranti, prende corpo la denuncia nei confronti di un sistema basato sui compromessi, religiosi, politici e artistici. Ed è così che il clown esprime le proprie opinioni, irriverenti, provocatorie, offensive, sincere, leali e coerenti...
Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è un testo di denuncia morale e sociale, un’accusa profonda rivolta al sistema, alla società tedesca del dopoguerra, alle comunità religiose e al mondo artistico. È un testo denso nel quale il protagonista - mai eroe nella sua battaglia - ripercorre con una violenta ironia le forme di ipocrisia che ha conosciuto dall’infanzia sino ad oggi, accettando di vivere ai margini, o forse addirittura al di fuori, di quella società che nasce e vive di compromessi. E come sul palcoscenico per un ultimo spettacolo, riprende uno ad uno coloro che hanno rappresentato gli aspetti del mondo che lui rifiuta, accumunati da quella mancanza di autenticità che crea le basi delle convenzioni, comode regole che definiscono principi di ordine e di governo. Bella la figura del clown, che rimanda al giullare di corte a cui era concesso il permesso di ironizzare e a volte offendere, col sorriso sulle labbra, i signori delle corti medievali senza rischiare una condanna severa. Un romanzo avvincente, scritto da uno dei più importanti scrittori tedeschi del secolo scorso: Heinrich Böll, autore dall’intensa produzione letteraria, discusso e criticato dagli ambienti politici e religiosi (per ovvi motivi) ma anche dagli intellettuali e nel 1972 premio Nobel per la Letteratura.

 

 

 

 
 
 
 
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