Optimus Potor ossia il vero bevitore

Optimus Potor ossia il vero bevitore

Optimus Potor: non, dunque, il bevitore trangugiatore di qualsiasi vino, ma il fine intenditore, l’ottimo degustatore di quella bevanda idroalcolica che non si può dire “accompagna” ma più precisamente “completa” i nostri pasti. Il primo capitolo è tutto dedicato alla definizione di cosa debba intendersi per bere il vino ovvero, nell’accezione che ha ispirato il bevitore in questione, qualcosa che non è smarrirsi nell’ebbrezza, ma ritrovare le proprie capacità di lettore di quel gran libro liquido che è il vino. Esiste, e lo si può, appunto, leggere in ogni bicchiere degustato, un nesso di interdipendenza diretta tra le tradizioni artigianali, manifatturiere, insomma tra la storia culturale di genti di un determinato territorio e il carattere del vino lì prodotto: non una causalità deterministica, ma una illuministica e razionale relazione tra sapere e produrre, tra la storia lungamente tramandata dei segreti di una cultura territoriale e la attuale produzione vitivinicola. Per questa ragione il Nebbiolo piemontese ha caratteristiche che al naso ed al gusto appaiono di buon equilibrio tra colore, corpo, acidità, aromi persistenti e volatili, robustezza alcolica, capacità equilibratissima di invecchiare in maniera stabile e progressiva: perché è il prodotto di una antica sapienza pratica, stabile, regolare, che si affina ed invecchia con grande equilibrio in un territorio costantemente capace di riprodurre identiche condizioni organolettiche nel tempo. Allo stesso modo il Barolo, nobile, austero, aristocratico, come la più antica pratica produttiva vinicola savoiarda seria e composta, quasi in opposizione, ad esempio, alla baldanza giocosa della Toscana chiantigiana, o alla allegra follia di cui sembrano portatori i vini senesi. Nel veronese, il torcolato ed il recioto sono amabili come l’indole mite degli abitanti, tanto quanto son lievi e delicati i vini e gli uomini del trevigiano, mentre terragni e guerrieri appaiono i vini del Carso. I veri nemici del vino, più che gli astemi, sono gli osti quando vendono vino, magari artefatto e modificato, o quelli che non avendone del proprio territorio ne propongono di inadatti e inadeguati. E vi è, infine, il peggiore di tutti i nemici del vino: la moda. Esistono mode che impongono una stagione di bollicine forzate, come esistono mode che diffondono il vino rosato. Ma non il rosato naturale di Ravello o di un Cerasuolo d’Abruzzo, per non dire dei rosati di Padenghe e Salò, ma di quei “rosa” che derivano dalla scoloritura del rosso con pallide vinacce o dalla colorazione solforosa del bianco! Infine, i vini d’Italia: tanti vini per tante regioni, a marcare una ricchezza di pampini e di grappoli unica al mondo…

Paolo Monelli, l’ottimo degustatore del titolo, giornalista di Fiorano Modenese (1891/1984), è assai più famoso per il più celebre libro Il ghiottone errante, pubblicato prima a puntate su “La Gazzetta del Popolo” e poi in volume da Treves nel 1935: in questo volume, invece, edito nel 1963 da Longanesi ed oggi sapientemente ed opportunamente ripubblicato da Il Novello, l’autore racconta una sorta di storia d’amore lunga quanto lo stivale italiano, viaggiando tra aneddoti, personaggi, dei, miti ed eroi dei nostri territori e dei vini nostrani: il tutto condito dall’ironia e dalla sapienza esperta dell’enologo disincantato, dello “story teller” – direbbero oggi giornalisti televisivi rampanti – consumato. Quel che colpisce è l’assoluta competenza del narratore rivestita di una leggera e briosa trapunta di ironia e disincanto, di una sorta di andamento stilistico da esordiente che invece nasconde la capacità espressiva di un abile scrittore. Peraltro, è sorprendente come nel 1963, alla vigilia del boom vitivinicolo italiano e prima della scandalosa stagione del metanolo degli anni ’80, qualcuno potesse già illustrare con tanta esattezza coloriture, sapori, odori e caratteristiche dei più famosi vitigni e vini d’Italia in tutte le loro declinazioni regionali. Un vero gioiellino di storia e geografia dell’enogastronomia italiana d’oggi e di ieri.



 

 

 

 
 
 
 

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