Orgoglio e pregiudizio e zombie

Orgoglio e pregiudizio e zombie
Inghilterra, XIX secolo, Hertfordshire. Meryton avrebbe tutte la qualità per essere un bellissimo, tranquillo villaggio di campagna, se non fosse per quegli odiosi, puzzolenti, letali zombie. I morti viventi ormai non infestano soltanto le grandi città, si stanno diffondendo a macchia d'olio. La riprova che nessun luogo è ormai del tutto sicuro è arrivata quando una famiglia di diciotto persone è stata massacrata nella sua tenuta poco lontano dal villaggio, a Netherfield Park. Ma ora la villa è stata riaffittata, e Mrs Bennet, una signora di mezza età il cui unico scopo sembra essere maritare le quattro figlie, ha notato che il nuovo vicino di casa è un tale Bingley, uno scapolo con quattro-cinquemila sterline l'anno di rendita. Così implora il marito - il burbero Mr Bennet - di permettere alle ragazze di fare visita a questo Bingley. Lui rifiuta, anche perché è imminente un ballo che gli pare occasione più che sufficiente per le mondanità in tempi oscuri come quelli. Poi ci ripensa e invita il forestiero a cena, ma costui rifiuta tra lo sgomento delle rampolle di casa Bennet. Sia come non sia, arriva il giorno del ballo. E Bingley si presenta con due delle sue sorelle, il marito di una di queste e un misterioso giovane di nome Darcy. Di lui si dice che dalla caduta di Cambridge abbia ucciso più di mille zombi: un uomo bello, altezzoso, dalla battuta e dalla sciabola pronte. Di primo acchitto sembra disprezzare Elizabeth, la maggiore delle sorelle Bennet (francamente ricambiato), ma quando le ragazze massacrano a colpi di arti marziali orientali un manipolo di zombie che ha fatto irruzione nella sala da ballo e decapitato la povera Mrs Long, Darcy comincia a guardare la letale, cupa Lizzie con occhi diversi. Il problema è che l'ambitissimo scapolo Bingley nel frattempo si è innamorato a prima vista della ragazza...
Scritto su commissione (l'idea originale è stata dell'editor della Quirk Books Jason Rekulak), Orgoglio e pregiudizio e zombie non è come potrebbe sembrare a un osservatore distratto un romanzo horror con protagonisti gli stessi personaggi del capolavoro ottocentesco. È e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e lo stesso romanzo, ma parte delle frasi sono state modificate inserendo così un plot horror nella storia originale: le percentuali per essere chiari sono più o meno 85% Jane Austen 15% Seth Grahame-Smith. La storia di Elizabeth Bennet, delle sue quattro sorelle e di Fitzwilliam Darcy per intenderci va avanti esattamente come ce la ricordiamo, 'soltanto' che i due sono provetti uccisori di morti viventi e l'Inghilterra (a questo punto alternativa) nella quale vivono è stata colpita da un'epidemia del tutto simile a quelle viste e riviste (e sempre amate, aggiungo io) in tanti libri o film di zombie. Il risultato è un bizzarro mix di linguaggio formale e sequenze action, un po' come se sul set di un film in costume diretto da James Ivory con la Gwyneth Paltrow dei bei tempi protagonista si aggirasse uno schizzato Quentin Tarantino con licenza di girare qualche metro di pellicola ogni tanto. Si rimbalza da una schermaglia amorosa a un attacco di carogne putrescenti ambulanti senza soluzione di continuità, un po' c'è profumo di tè Earl Grey un po' c'è puzza di pus. Notevole - e coerente col contenuto, che non è poco - la copertina, nella quale l'illustratore Doogie Horner 'zombifica' il famoso ritratto di Marcia Fox firmato William Beechey. La campagna di marketing del libro è stata da manuale: solo il tam tam sul Web e sui giornali mesi prima della pubblicazione ha indotto l'editore a passare dalla prevista tiratura di 12.000 copie a 60.000 (peraltro esaurite in poche settimane): già questo sarebbe stato un successo enorme per un editore medio-piccolo come Quirk Books, ma se riflettiamo sul fatto che i diritti del libro sono stati venduti in 21 paesi, che le copie vendute sono ormai svariati milioni e che Hollywood (nella persona della bellissima Natalie Portman, qui nelle vesti di produttrice invece che di interprete) ha già messo le mani sul progetto, riusciamo a comprendere le dimensioni di un fenomeno che è già culto. Del resto come altro definire un romanzo che trasforma uno dei più celebri incipit di tutti i tempi ("È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie") in "È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di un altro cervello"? Infame scempio di un capolavoro intoccabile o affettuoso omaggio che fa avvicinare le giovani generazioni a un classico? Su Orgoglio e pregiudizio e zombie la critica si è divisa a seconda del background culturale, dell'impostazione ideologica, dei gusti personali, dell'età: quello che è insindacabilmente vero è che, piaccia o non piaccia, il romanzo ha inaugurato un filone letterario - quello della trasformazione in romanzi di genere dei classici con copyright di dominio pubblico - che in circa un anno già vanta numerosi esempi, tutti di successo. C'è chi dirà: "Povera Jane Austen, si starà rivoltando nella tomba". No, no, ragazzi, non si limita a rivoltarsi: sta proprio uscendo.

 

 

 

 
 
 
 
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