Orizzonte

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Jim, Mansur e Zama: tre ragazzi, tre storie profondamente intrecciate insieme, tre lingue diverse che usano indifferentemente. Il loro è un rapporto di amicizia, ma anche di parentela: Jim e Mansur sono cugini, stesso anno di nascita (1711), stesso cognome, Courteney, eredi già operativi della Courteney Brothers Trading Company, la società commerciale messa in piedi dai loro padri Tom e Dorian. Quest’ultimo in particolare, rapito dai pirati arabi ancora bambino e venduto a un principe dell’Oman, a differenza del fratello è un musulmano. Era stato proprio il fratello Tom, cristiano, a cercarlo ovunque e a liberarlo per riportarlo a casa. Insieme, poi, avevano creato la società che funzionava alla grande, anche perché i due avevano accesso a entrambi i mondi religiosi. E poi c’è Zama, figlio di Aboli, un gigante nero che in punto di morte gli disse di rimanere ancorato a questi ragazzi, con fiducia e affetto, come aveva fatto lui per tutta la vita, perché non se ne sarebbe mai pentito. Jim, Mansur e Zama vivono avventure inenarrabili, come quando escono con la barca, perché Jim vuole assolutamente catturare la sua “Big Julie”, una creatura degli abissi enorme e ormai leggendaria che vive vicino all’isola delle foche e che gli è sfuggita per un pelo qualche tempo prima. E raccontando di mostri marini e di soldati mangiati dai pesci, i tre si prendono un grande spavento quando si ritrovano un imponente veliero, abbandonato a se stesso, che punta dritto proprio sulla loro barchetta e a tutta velocità. Fanno il possibile per deviare, ma vengono travolti e rovesciati in acqua. Ma recuperano tutto, anche l'enorme “Big Julie”…

Avventura! Ottocento pagine di avventure senza fine, corse a perdifiato con i migliori cavalli, fughe clamorose, incontri sorprendenti con animali o tribù. Ecco il Wilbur Smith che ti aspetti, che non ti annoia, ma che anzi non smetteresti mai di leggere, dalla grande capacità che ha di coinvolgerti. Colpi di scena, cambi di direzione, un’Africa, la sua Africa, che si svela e si fa amare in tutto il suo macrosistema di piante, fiori, profumi, distese pianeggianti che all’improvviso diventano colline, deserti, ma anche picchi impervi, apparentemente irraggiungibili. E poi gli animali, di mille specie diverse e che noi probabilmente non vedremo mai, ma che ci pare comunque di conoscere da sempre, grazie alle sue descrizioni accurate e puntuali. C’è anche quel continuo “stare sulle spine”, perché i protagonisti hanno una taglia che pende sul loro capo e in parecchi li stanno già cercando. Senza contare che le tribù che incontrano lungo il loro cammino non sempre sono amichevoli e li lasciano passare “senza colpo ferire”, come i selvaggi guerrieri “nguni”, con sonagli ai polsi e alle caviglie, scudi da guerra scuri, copricapi di piume nere e soprattutto armati di “assegai”, particolari lame corte, ma affilatissime in entrambi i bordi. Insomma, ce n’è di che trattenere il fiato per tutto il tempo della lettura, appassionante ed entusiasmante, con la voglia di stringere i talloni sui fianchi dei cavalli per mandarli veloci come il vento, sfuggendo così ai pericoli. Questo volume appartiene alla prima parte della saga dei Courteney (quelli che Smith chiama “la mia famiglia”) relativa ai secoli XVII e XVIII.



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