Orme nel cielo

Orme nel cielo
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“La sabbia era coperta di brina. La terra bianca come un abito da sposa, adorna di pietre scintillanti. Gelida nebbia sospesa nell’aria”. Il mare s’infrange sugli scogli mentre i bambini sciamano fuori dalle case di torba, lungo le coste islandesi abitate da pescatori. Sono gli abitanti delle “case nude”, coloro che non possiedono terre coltivabili e vivono dei frutti del mare. La famiglia di Ólafur Haraldsson, nato presso l’approdo di Grandi e sposato con Gudný Gudmundsdottír, originaria dell’entroterra, risiede a Reykjavík. Lui e i suoi figli sono pescatori temerari che considerano le tempeste semplici brezze e del mare conoscono gli umori e i segreti. Nonostante gli sforzi e i sacrifici per mantenere i numerosi figli, i soldi sono pochi e la miseria cresce, l’alcol è compagno di Ólafur e le botte sono spesso le sole attenzioni che riversa su moglie e figli. In un’epoca di grande crisi economica le famiglie cadute in disgrazia abbandonano le loro case e sono costrette a mettere all’asta i figli, con la speranza che qualcuno si occupi di loro. Bimbi ancora piccoli ceduti come braccianti, bimbi che muoiono di botte, cancrena e fame. Ai ragazzi Haraldsson tocca lo stesso destino, pur in momenti e luoghi diversi, tali esperienze determineranno il loro carattere e le loro scelte di vita. E mentre il mare ingoia barche e marinai senza tregua, le generazioni si susseguono, le famiglie si ramificano, la vita procede inesorabile sfidando gli uomini alla sopravvivenza…

“Pubblicato solo tre anni prima che il XX secolo si chiudesse, Orme nel cielo dà inizio al suo racconto negli ultimi decenni del secolo precedente, poi, con uno zigzagare della linea narrativa tra flashback e flash forward, si dipana fino alla fine degli anni trenta, fino alle soglie della Seconda guerra mondiale”. La postfazione di Fulvio Ferrari aiuta a comprendere l’approccio narrativo e le motivazioni che hanno portato Einar Már Gudmundsson, poeta, traduttore sceneggiatore e romanziere, a descrivere la dura vita in Islanda attraverso le storie di famiglia. La volontà di recuperare una memoria di sé, del proprio passato. I nonni Ólafur e Gudný hanno affrontato la crisi economica legata alla pesca, quando le grandi imprese si sono impossessate del mare e hanno fatto affari coi cutter e i motopescherecci affamando i piccoli pescatori. La letale condizione degli uomini imbarcati, sotto pagati e privati delle ore di riposo, causa di incidenti e morti, la piaga dell’alcolismo. Gli impresari che acquistavano a basso prezzo scantinati ammuffiti per affittarli a famiglie di disperati, gli assistenti sociali che prelevavano i bambini per ricollocarli presso le fattorie, prima che arrivasse la morte per pertosse e difterite. La riscossa della classe operaia attraverso il comunismo fino alla partecipazione volontaria alla guerra in Spagna, contro il fascismo. La bibliografia di Gudmundsson è ricca, ma in lingua italiana sono stati tradotti solo gli ultimi romanzi: Angeli dell’universo e Orme nel cielo, risalenti agli anni ’90. Per il valore dei suoi scritti e per il suo impegno presso l’Università di Copenaghen, nel 2002 gli è stato conferito l’Ordine del Falcone, onorificenza istituita da re Cristiano X di Danimarca nel 1921.



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