Ospite indesiderato

Ospite indesiderato

Roma, estate 2015. Mamadou e Luca non si conoscono proprio. Il giovane gigante senegalese (con due figli in patria), arrestato senza permesso di soggiorno dopo aver lavorato come guardiano in un quartiere periferico, evade da Rebibbia calandosi con un lenzuolo insieme a due altri reclusi rapinatori e intraprende una fuga disperata. Luca è architetto e progetta di fuggire, sportivo e testardo, si sente stufo: della moglie Miresa (e dei giochini erotici che fanno per eccitarsi), dei genitori di lei che vivono di sopra, del pastore belga e della situazione familiare, soprattutto i casini con l’ex marito gay di lei che vorrebbe stare di più con la figlia Daniela; unica consolazione il piccolo figlio Giorgio. Le vicende corrono parallele. Mamadou si affida a un polacco e cerca di lavorare da imbianchino (da una cara famiglia), dormendo in un’auto presso uno sfasciacarrozze sulla Salaria; Luca prova a essere gentile con tutti, compra una pistola, sente per radio e televisione le notizie sull’altro, braccato. È faticoso trovare affinità sentimentali nel contesto sociale e culturale di oggi. Si sentono impotenti e soffocati, amareggiati...

Il bravo Vittorio Schiraldi (Bergamo, 1938) regista, scrittore e giornalista di successo e qualità, ci offre un romanzo mestamente empatico, narrato in terza persona sui due protagonisti, che si sentono sempre più estromessi da tutto, psicologicamente e materialmente clandestini in un ambiente inospitale (da cui il titolo). La narrazione è sempre ben misurata. Il circa 40enne Luca dice alla sorella Claudia che la moglie soffre di alessitimia, la malattia di chi non riesce a manifestare i propri sentimenti, anaffettività e anoressia sentimentali molto diffuse peraltro. Quasi quanto i pregiudizi che sentiamo verso neri e migranti e gli sfruttamenti e le sopraffazioni che molti di loro devono subire. Il piccolo Giorgio non ha nemmeno due anni: biondo con gli occhi azzurri, stravede per il papà. Luca non potrebbe mai lasciarlo e non sa che fare, si arrangia con le risorse emotive e materiali che gli restano. Gli incontri e le conversazioni che ha non sono mai inattesi o sconvolgenti, solo confermano quietamente una cupa ineluttabile disperazione, che ben presto invade anche le poche alternative residue di Mamadou. Pasti e musiche di risulta.



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