Ottantatré

Mi chiamo Giustino  Astori e sono nato alle dodici di un imprecisato giorno nel luglio del 1927. Appoggiato a una quercia mi godo l’ultimo respiro di vecchiaia. Assaporo un’alba frutto del mio delirio. Alterno fasi di lucidità a momenti di assenza.  Ma ricordo tutto. Ricordo tutti i miei ottantatre anni.  Orfano dall’età di quindici anni, ho vissuto gli anni della guerra, del fascismo, della rinascita fatta di programmi in bianco e nero, preludio a un mondo scombussolato dalle guerre, del terrorismo, dell’amore libero, della musica psichedelica, della droga. Un’impressionante corsa tecnologica che ha portato in seno ingegno, meraviglia, emancipazione; ma anche pagine nere, orrore, inquietudine. Mentre ordinaria e imprevista la mia vita scorreva, prodigioso, il mondo è cambiato…
Alberto Bracci Testasecca prima che essere autore è un affermato traduttore. Non lo sfiorano dunque velleità letterarie e narcisismo autoriale. Ne è riconferma la scrittura gradevole e accogliente, nella quale prevale la cifra di un divertissement legato al quotidiano. Una leggerezza che non scomoda i massimi sistemi ma che risponde agli sconvolgimenti epocali col racconto di un’esistenza ordinaria. Giustino non entra quasi mai nel merito delle questioni, semplicemente le racconta attraverso la proprio vita. Proprio per questo lo stile è privo di espressioni ad effetto sensazionalistico e letterario. Le pagine scorrono come scorre la vita di Giustino: veloci, come il tempo. Non c’è spazio per l’introspezione, perché raccontare ottantatre anni così intensi, tra evoluzione tecnologica, battaglie di libertà e sfrenata corsa al benessere ha qualcosa di prodigioso. Perché la vita va sempre avanti, nonostante tutto.

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER