A ovest dell’Eden

A ovest dell’Eden
Diosa è amica di Mervyn. Mervyn è un gay filippino-americano-ebreo-capo indiano. Mervyn ha una sfrenata passione per Dolly Parton. Anche Diosa. Mervyn poi ha anche una sfrenata passione per le galline. A casa di Diosa, un giorno, si presenta una gallina. Lei non c’è. È dalla madre. A Malibù. Il compagno le telefona. La madre sostiene che sapeva che ci sarebbe stata una gallina nel loro futuro. La madre si chiama Jin-Jin. La gallina Obsidian. È una bella gallina. Nera con i riflessi verdi. Tutto è cominciato con lei. Ma anche un po’ con Sting. Infatti Serum Pallapatti è un indiano dravidico nato a Fresno, che è diventato ricco e famoso facendo massaggi indù alle celebrità. Tra cui Sting. Dopo aver assistito coppie durante i loro rapporti sessuali consumati su un letto ad acqua. Avvolti in un pitone da sei metri. Dopo aver dato fuoco alla propria gelateria e deciso di arricchirsi dando cattivi consigli alle persone…
Il giornalismo magico è ormai diventato un genere letterario. L’inventore è proprio Chuck Rosenthal. Il testo con il quale questo genere è nato è A ovest dell’Eden. Non è facile definirlo, perché c’è un po’ di tutto. Eppure, non si tratta di un guazzabuglio. La trama, anche se a ogni volgere di pagina ci si sente sempre di più piacevolmente spaesati, è solida, sia pur sospesa a metà tra la cronaca e la finzione. Ma la cosa più irreale è proprio la realtà. È come se ci si trovasse a leggere un manuale di istruzioni per l’uso. Sì, ma l’uso di cosa? Della vita. In un contesto come Los Angeles, che pare ricordare le prestazioni gonfiate di Ben Johnson sui cento metri piani alle Olimpiadi di Seoul del 1988. In apparenza normale, ma assurdo, esagerato, innaturale. C’è una gran dose di umorismo. Surreale, folle. Personaggi reali, esperienze autentiche, vere, o per lo meno verosimili, ma al tempo stesso caricaturali. È una coloratissima fotografia di un certo mondo, ma la cosa davvero interessante è che, mentre le fotografie di solito non riproducono più di quello che c’è davanti all’obiettivo, Rosenthal è come se immortalasse il negativo, i vizi imbiancati di virtù. O presunte tali.

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