A ovest di Roma

A ovest di Roma
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Henry Molise sta tornando a casa a bordo della sua Porsche del 1967: fuori una pioggia infernale inonda le strade di Point Dume, nella baia di Santa Monica, rendendo le vie e i quartieri irriconoscibili. Henry, dopo esseri perso più volte, decide di chiamare la moglie Harriet che, una volta raggiunto il marito, gli confida che una presenza oscura occupa il loro giardino. Con molta sorpresa, e non senza qualche brivido di panico, Molise scopre che si tratta solo di un cane, un cane enorme e stupido, di razza akita. Henry - romanziere e sceneggiatore hollywoodiano - non se la passa alla grande in questo ultimo periodo, è nel pieno di una crisi di ispirazione che non fa che assottigliare la sua già precaria situazione economica e anche con i figli - ormai prossimi ad entrare nell’età adulta e desiderosi di rivendicare la propria autonomia - i rapporti si stanno inevitabilmente logorando. Così l’idea di tenere quel cane un po’ impacciato e dagli istinti apparentemente gay non sembra una cosa poi tanto sbagliata, ma ancora non sa cosa lo aspetta… Frank Gagliano è un muratore che lavora per l’impresa edile a capo di Fante Senior, il problema è che Frank è un ateo convito e questo rappresenta un presagio di sicure disgrazie per la cattolicissima famiglia Fante. Una mattina, arrivati in cantiere, gli operai attendono l’arrivo del nero Speed Blivins - manovale dall’enorme stazza che si occupa dei rifornimenti di malta lungo i ponteggi - ma Speed si presenta solo nel primo pomeriggio, diffondendo la notizia del suo licenziamento, poiché dopo aver comprato azioni in Borsa è riuscito a far fruttare il suo investimento e non ha più alcun bisogno di lavorare. Fante dispiaciuto saluta per l’ultima volta Speed che, rendendosi conto della situazione, decide di regalare al vecchio datore di lavoro la proprietà di una piccola cava, miniera che Fante sceglie di condividere in comproprietà con l’amico Gagliano: ecco, la disgrazia è appena arrivata…
A ovest di Roma: un libro, due racconti - "Il mio cane Stupido" e "L’orgia" - entrambi imperdibili! Come in tutta la produzione che caratterizza l’universo fantiano, anche in questo libro a prevalere sono soprattutto i tratti biografici che trasudano dalle narrazioni. Se nel primo racconto John si traveste da Henry Molise per raccontare la sua vita intorno ai cinquant’anni, parlando delle soddisfazioni lavorative passate e non celando il timore per le prospettive future, l’amore per la moglie Joyce - travestita in Harriet - il suo controverso rapporto con i figli (Dan Fante nei suoi libri ricorderà sempre il vecchio John come un padre troppo severo) e numerosissimi altri elementi rendono Henry la fotocopia di Fante - a partire dalla casa bianca a Y sulle coste di Santa Monica, l’amore per il bull terrier Rocco e le origini italiane del protagonista. Nel secondo racconto invece  ritroviamo un Fante ancora bambino che racconta i propri ricordi di infanzia, il difficile rapporto con un padre muratore che non nega certo colpi di cinghia e rocamboleschi aneddoti sugli immigrati italiani in America. Un Fante doc quindi, anche se questo libro esiste grazie alla sforzo della moglie Joyce che, recuperando il manoscritto dopo la morte del marito, è riuscita a diffonderlo negli Stati Uniti nel 1985. Da noi il testo è arrivato solo nel 1997 grazie a Fazi (ora i diritti sono passati a Einaudi), editore a cui diamo il merito di aver “riscoperto” Fante e contribuito a diffonderlo nel corso degli anni novanta: gli anni della seconda giovinezza di Fante, in cui ha conosciuto l’amore dei suoi lettori che - purtroppo c’è da dirlo - in vita non l’ha mai acclamato più di quel tanto.

 

 

 

 
 
 
 
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