Ovunque sulla terra gli uomini

La prima immagine che si affaccia alla mente di Manuelita, quando pensa a ciò che è accaduto alcuni anni fa, è quella di sua mamma che piange. Non in modo plateale, ostentato, ma quasi di nascosto, quasi che il dolore non riuscisse ad arrivare fino al viso ma si fermasse alla gola... Se vi recate in Mongolia occidentale, là tra le popolazioni nomadi che vivono spostandosi con le loro gher, potrete ancora sentire narrare la leggenda di Gombo e Tuya, la vicenda di due innamorati e del loro pegno e simbolo d’amore... Anche oggi si può chiudere la cucina. Maurice è molto contento della sua scelta: è passato dal lavorare in un ristorante turistico, con cucina mediocre e orari impossibili, ad un piccolo bistrot con pochi coperti, personale ridotto al minimo, piatti ricercati e fine servizio attorno alle dieci e mezzo di sera... Yuji è in attesa. Sa che succederà qualcosa a breve, non ha speranze di salvarsi. L’insulto alla maestra di matematica non può passare inosservato e il silenzio della classe, gli occhi bassi dei suoi compagni che neppure hanno il coraggio di guardarlo, non fanno che aumentare il clima di tensione. Deve solo aspettare che l’interfono lo chiami ai piani alti, là dove gli alunni vengono puniti... Jerome sta studiando la sua fedele Lonely Planet per orientarsi a Marrakech quando due giovani marocchini in motorino gli si avvicinano per dargli una mano: Jerome è stato spesso messo in guardia sulle trappole per turisti che la bella città offre e non sa quanto fidarsi dei ragazzi...

Sono dieci i racconti presenti in questa raccolta del giovane esordiente Marco Marrucci, ma non nascondo che avrei volentieri letto qualche altra storia in più. In primo piano non può che esserci la scrittura di Marrucci, così ricca ed articolata senza essere pretestuosa, così ficcante da portarci in villaggi sperduti della Mongolia, in un suk, accanto ad antiche popolazioni il cui compito era di portare la notte nel cielo... Se all’inizio la presenza costante di tanti ‒ tanti davvero! ‒ aggettivi ricercati e raffinati nel testo può portare il lettore ad una posizione di difesa, temendo di avere davanti scritti artificiosi o puri esercizi di stile, in realtà la bellezza della lingua incanta e trasporta, fa abbandonare ogni ritrosia e di volta in volta è capace di creare uno scenario di tensione, oppure di limpida lirica, lasciandoci alla fine meravigliati delle possibilità e della ricchezza del nostro prezioso italiano. Tuttavia bisogna anche ammettere come ogni racconto sia profondamente differente dall’altro, la trama spesso è essenziale ma non banale e, quindi, come l’ingegno dell’autore vada di pari passo alla sua capacità di scrittura. Bella anche l’idea di dare un inizio ed una fine a questa raccolta, unendo i fili tra il primo e l’ultimo racconto e dando struttura al volume. I racconti hanno la giusta lunghezza e non annoiano, Marrucci ci sa indubbiamente fare.



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