Paese perduto

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La strada, come ente in quanto tale, è un vero e proprio crogiolo di leggende, un ricettacolo di simboli che genera in continuazione ulteriori rimandi, riferimenti, suggestioni: ricorda la voce narrante che sin dalla più tenera infanzia, per tutto l’arco della vita, fino ai giorni che sta attualmente vivendo, la strada riveste un ruolo fondamentale nella memoria, con la sua facoltà di fecondare miti e dare alla luce immagini che restano tra le più potenti e formative reminiscenze. Rammenta, uno dei due fratelli mentre tornano laddove per certi versi tutto ha avuto inizio, che quando era il loro padre a condurre la macchina partivano di buon’ora. E nessun paese, nessun borgo, nessuna città restava fuori, con le sue asprezze e i suoi ostacoli, superati i quali immancabilmente ci si sentiva più forti, dal percorso. Il centro esatto di questo cammino fisico e simbolico, quasi un viaggio di espiazione e conquista, si trova a La Charité. Lì è dove avviene la sosta rituale, prima dello spuntino consumato lungo il bordo della statale…

Il tema della dicotomia fra città e campagna, luoghi non solo fisici ma anche dell’anima, visti come espressioni, incarnazioni e veri e propri riverberi di due diverse, per non dire contrapposte, visioni del mondo, è centrale nel romanzo, che a oltre tre lustri dalla sua prima pubblicazione in Francia arriva finalmente in Italia, di Pierre Jourde, autore controverso, scrittore, critico e saggista che per questo romanzo profondamente autobiografico pare, dato che molti si sono riconosciuti nelle figure immortalate senza sconti dalla prosa aspra, lirica, dolente e addolorata, comunque innamorata, sia stato bersaglio anche letteralmente di una sassaiola: il tempo ha di fatto eroso fin quasi a renderlo un fantasma un paese dell’Alvernia, regione storica della Francia centrale dominata dalla presenza suggestiva di Clermont-Ferrand, tradizionalmente orientata molto a sinistra e principalmente rurale e montana, meta escursionistica e sciistica, con vaste foreste e vulcani spenti come il Puy de Dôme, una delle mete più celebri del Tour de France, abbondanza di sorgenti calde naturali e di città termali come Vichy, nota per l'acqua minerale. E non si tratta di un borgo qualunque: è quello di cui era originario il padre dell’autore, un paese che ormai di arcadicamente vagheggiato non ha molto, mentre brilla per desolazione, frustrazione, rabbia, abbrutimento, paralisi, abbandono. Del resto, però, come ha scritto Pavese, “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. E così due fratelli che vivono in città, proprietari di una casa di famiglia, un cascinale isolato, tornano in un borgo che li accoglie con la notizia della morte di una ragazza del luogo, e una fitta nebbia di misteri.

 


 

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