Pagine milanesi

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Seguiamo il tram numero 21 scivolare lungo i binari nel suo percorso ordinario e seguiamo il filo dei pensieri di un poeta addentrarsi nella vita di una città, scorrere fra le sue vie e le figure che la popolano, sciogliersi in luoghi e momenti inaspettati. «In una città come Milano dove io ho trascorso gli anni più cari e felici della mia giovinezza, certi itinerari li ho segnati evidenti nella memoria più di quanto lo siano le linee stesse della mia mano». È l’inizio degli anni trenta quando Leonardo Sinisgalli arriva a Milano. Il cambiamento è grande: a Roma, città degli studi, preferisce il respiro europeo del capoluogo lombardo; alla fisica atomica aggiunge la vocazione artistica. Ancora immerso nelle soleggiate atmosfere meridionali, Sinisgalli si ritrova solo, in una città sconosciuta e dall’aspetto inospitale: «Sono giunto in questa città una sera d’inverno: faticosamente il sangue ha fatto abitudine agli agguati della nebbia». Questo annota il 3 dicembre 1933 quando la città per lui è ancora nuova, ostile. La desolazione della periferia, la foschia, l’odore di calce (sembra che un palazzo sia crollato) impediscono la vista e tarpano le idee, ma è solo l’impressione di un attimo destinata a cambiare radicalmente…
In questi 26 scritti, pubblicati in origine fra il 1933 e il 1936 per la rivista L’Italia Letteraria, assistiamo alla conoscenza reciproca fra un uomo e una città, e allo svelamento progressivo di quest’ultima in una luce decisamente nuova, più calda e accogliente. Ogni corsivo è una breve pennellata che descrive in modo rapido, ma carico di significati, un luogo, un’impressione, un personaggio. Sinisgalli trasporta il lettore dai palazzi di una Lambrate senza alberi alla vita del centro città (Corso Monforte, Bagutta, Montenapoleone). Lo accompagna dentro i suoi luoghi di culto (il bar Cova, il Caffè Craja) dove si ritrova tanta parte di quella società che fa la vita artistica e intellettuale della metropoli negli anni del fascismo. I volti che animano questo scenario sono tanti e spesso appaiono alla luce naturale di situazioni intime: il matrimonio di Alfonso Gatto con la Jole; le gite in piscina con Quasimodo; Zavattini raffreddato che racconta una storiella. Molti amici e artisti, ma anche uomini semplici, presenze labili ma non per questo secondarie fanno capolino fra le pagine. Numerose, infine, e attente le considerazioni sull’arte e sull’urbanistica. Sinisgalli evoca con linguaggio poetico ciò che non può limitarsi a spiegare, e lascia che la fisionomia della città si delinei così in brevi accenti che sembrano coglierne l’essenza meglio di una descrizione esaustiva. Chi vive Milano ogni giorno e la apprezza in tutte le sue contraddizioni e la sua «malagrazia» non potrà non essere affascinato da questi piccoli quadri che altro non sembrano se non un tentativo di fermare i gesti e l’aria stessa attorno alle persone, alle cose amate per tenerli con sé nella memoria. Talvolta la grande quantità di nomi o le dissertazioni e i giudizi artistici rischiano di spezzare l’attenzione del lettore non preparato sui temi specifici, ma in generale contribuiscono a formare l’immagine di una città piena di idee, operosa, che fa la fortuna di uomini semplici. Sposa non bella, ma di cui ci si innamora inesorabilmente. Poche pagine e poche parole per ogni corsivo bastano per tracciare le linee fondamentali di un percorso fatto di luoghi, impressioni e soprattutto persone: quelle stesse che lui frequentava per lavoro e passione e che facevano la vita intellettuale e artistica di Milano durante il periodo fascista.

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