Pagine passate di mano in mano

Pagine passate di mano in mano
La prima raccolta antologica a tema velatamente omosessuale risale al 1902, venne pubblicata da Edward Carpenter col titolo di Ioläus: An Anthology of Friendship e conteneva, fra le altre, opere di Lord Byron, Pindaro, Platone, Plutarco e Sant’Agostino. La cosa innominabile veniva nascosta dietro il termine "amicizia". L’autore intendeva infatti riferirsi al legame fra due uomini (o due donne) e il titolo, in questo senso, è esplicativo, poiché Iolao ed Ercole, insieme ad altre illustri “coppie” di amici – come Damone e Pizia o Achille e Patroclo – rappresentano l’ideale nobile ed elevato che unisce persone dello stesso sesso. Queste storie antiche e mitologiche, sono state per secoli l’unico materiale a cui – chi era interessato a certi temi – poteva, più o meno lecitamente, attingere. Nei primissimi anni del novecento nessuno dei libri che avrebbero affrontato dichiaratamente il tema dell’omosessualità era stato ancora scritto. Non c’era The City and the Pillar di Gore Vidal, né Giovanni’s Room di James Baldwin, nè Rubyfruit Jungle di Rita Mae Brown. Per non parlare di Maurice di Edward M. Forster che, benché scritto nel 1914, sarà pubblicato molti anni dopo la morte dello scrittore. Tuttavia, a partire dal diciottesimo secolo, gli uomini attratti sessualmente da altri uomini – e che via via vennero definiti sodomiti, pederasti, uranici, omosessuali e froci – hanno costituito una classe numerosa di lettori. E si è trattato di lettori particolarmente attenti e tenaci nell’individuare in singole poesie, romanzi e saggi, situazioni, frammenti, anche singole frasi, che potessero contenere riferimenti nascosti alla pratica omosessuale. I più bravi in questo tipo di ricerca furono senz’altro Oscar Wilde e Marcel Proust: entrambi, infatti, hanno dimostrato di possedere un acutissimo gay radar letterario.  Questi lettori attenti e appassionati si sono passati tali opere “di mano in mano” nel corso dei decenni. Libri all’apparenza “normali”, ma fra le cui righe soggiaceva un contenuto segreto, che si sarebbe rivelato solo agli occhi degli iniziati. Leggetelo, sembravano sussurrarsi l’un l’altro certi lettori, quando incontravano un testo in cui si percepiva un contenuto nascente e non ancora del tutto sbocciato... Il lavoro fatto dal celebre scrittore David Leavitt e dal ricercatore Mark Mitchell è stato proprio quello di mettersi alla ricerca di queste pagine passate di mano in mano. Hanno interpellato amici, letto fotocopie di fotocopie, scartabellato in corrispondenze private, consultato antiquari e frequentato assiduamente la British Library di Londra e la Clarke Library di Los Angeles. Alla fine hanno messo insieme diciassette frammenti tratti da romanzi e racconti, tutti scritti tra la fine del 1800 e la prima metà del 900 e, finalmente quelle pagine segrete che Proust e Wilde consigliavano ai loro protetti sono state raccolte in un unico volume. Molti dei testi letterari qui riportati vennero stampati privatamente o in edizioni clandestine, come Imre: A Memorandum di Prime-Stevenson, stampato a Napoli nel 1906 o scritti sotto pseudonimo, come nel caso di Desert Dreamer di Patrick Weston (pseudonimo di Gerald Bernard Francis Hamilton). Ci sono anche racconti moderatamente “spregiudicati” come quello scritto da Theodore Winthrop nel 1861, Cecil Dreeme, in cui il narratore maschile si innamora di un giovane che poi si scoprirà essere una ragazza travestita. A rendere prezioso questo lavoro non è tanto la qualità letteraria dei brani ritrovati, spesso in verità assai scadente, quanto il suo valore storico, in modo particolare relativamente agli studi sul mondo gay-lesbico.

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