Pan

Pan
“Giunge la notte e giungono i sogni, e i bambini si levano in volo”. A Roma sta succedendo qualcosa. Qualcosa di strano. Qualcosa di minaccioso. Oggetti misteriosi vengono ritrovati qua e là nei cassonetti: pugnali antichi, pergamene scritte in linguaggi sconosciuti, radici di mandragora marce, pezzi di chiglie di vascelli di legno. I bambini sognano in massa di oceani, pirati, sirene, e di un’isola popolata da una misteriosa presenza. Giulia che ha il viso deturpato da una voglia e a guizzare nuda nell’acqua come fosse un pesciolino d’argento si sente libera e felice, Zivorad che dorme sotto un ponte sulle rive del Tevere alla mercé delle turpi voglie degli adulti e sogna tavole imbandite e piatti colmi di leccornie nei quali affondare il musetto, Filippo che è lo zimbello dei compagni di classe per la sua balbuzie e di notte diventa un guerriero valoroso ed esperto, Valerio che vive in un orfanotrofio oppresso dalle suore e sogna di volare come un uccello sulla sua città spiando la vita di ognuno, e tanti, tanti altri, come un’epidemia. La notte che precede l’Epifania, due rampolli della Roma bene che si atteggiano a writers, Maximilian e Z.Orbi, vengono accerchiati da una strana banda di bambini laceri e scalzi che li massacrano di botte: il primo rimane a terra con la schiena spezzata, il secondo muore. La polizia brancola nel buio, ma Maximilian – al secolo Luca – viene visitato da Augusto Dal Mare, un celebre e carismatico giornalista zoppo che a quanto pare ha deciso di indagare sul caso per suo conto. Dal Mare pare ossessionato dalla presenza sul luogo dell’aggressione di un personaggio enigmatico che a quanto pare sarebbe a capo della banda di bambini, e interroga Luca con fare minaccioso, mostrando addirittura doti quasi telepatiche che gli permettono di essere a conoscenza di un segreto che Luca non ha mai raccontato a nessuno. Intanto la giovane prestigiatrice Angela, nome d’arte Wendy, deve fronteggiare non solo le difficoltà di una carriera che non decolla, ma anche un evento apparentemente innocuo ma sconvolgente: durante uno show di magia, dal suo cilindro esce un tenero coniglietto, tra gli applausi divertiti del pubblico. Solo che Wendy non ha messo nel cilindro nessun coniglietto... La famiglia di Angela di guai ne ha anche altri: suo fratello Giovanni sta facendo una tesi in Antropologia sulla postura negli sbadigli dagli anni ’60 agli anni ’80, ma in realtà è ossessionato dall’archetipo dell’Isola che non c’è, che esisteva già molti anni, se non secoli prima che nel 1904 James Matthew Barrie scrivesse il romanzo “Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere”, e scopre che suo padre, ex psichiatra ora devastato dall’Alzheimer, si era occupato dello stesso argomento anni prima...
Te ne accorgi, quando arrivano quei momenti: la band oscura che aveva sfornato un primo album rabbioso e un secondo interessante realizza un capolavoro che la lancia nell’empireo delle star del rock, l’attor giovane che avevi intravisto in piccole particine o ruoli da comprimario diventa il protagonista di un blockbuster da 100 milioni di dollari, il calciatore che aveva incantato su polverosi campi di periferia e poi in serie C firma un contratto per una grande della Serie A e segna una tripletta all’esordio... Francesco Dimitri, autore finora di un pugno di saggi insoliti e di un romanzo - La ragazza dei miei sogni - che ne aveva lasciato intravedere le potenzialità come narratore, fa boom con un grande, grandissimo libro. Pazienza se i riferimenti al Neil Gaiman di American gods sono palesi, l’ambientazione da noir metropolitano romano mette subito in chiaro le differenze, le distanze da un modello pure così importante e l’approccio ‘giovanilistico’ (i rimandi autobiografici a certa musica, certi libri, certi giochi di ruolo sembrano ormai costituire un leit motiv della scrittura di Dimitri) dona all’impianto narrativo una freschezza e una leggibilità perfette per la MySpace generation. La rilettura del mito di (Peter) Pan - perché proprio di un mito si tratta, e non di un’invenzione letteraria - è originale, emozionante e molto inquietante. Piovono colpi di scena, il ritmo è serrato, le pagine frullano sotto le mani. O sotto l’uncino, dipende.

Leggi l'intervista a Francesco Dimitri

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