Pane e bugie

Pane e bugie
Alla fine degli anni Sessanta, nei laboratori del Comitato nazionale energia nucleare (oggi ENEA) furono irradiati alcuni semi di grano duro della varietà Senatori Cappelli. La maggior parte di quei semi non sopravvisse. Una piantina però sì: è quella da cui discende il 53,3% del grano commercializzato in Italia. Il grano Creso, quello che mangiamo sotto forma di pasta, è quindi il frutto di una mutazione genetica indotta da radiazioni. Nella tazzina del caffè che beviamo ogni giorno ci sono sostanze cancerogene per i ratti. State pensando di non bere più caffè? Allora preparatevi a eliminare dalla vostra tavola anche: mele, banane, basilico, carote, sedano, melanzane, lenticchie, ravanelli, salvia, tè, cipolle, arance, prezzemolo, cioccolato… perché le molecole cancerogene per i ratti sono presenti anche lì. Siete ancora sicuri che il glutammato sia una “schifezza chimica”? Che frutta e verdura biologiche siano più nutrienti? Che lo zucchero di canna sia più salutare di quello bianco? E che la spesa a km 0 sia più sostenibile, sempre?...
Per Dario Bressanini c’è un grosso equivoco alla base di tutto. E cioè che le specie (di pomodori o di rinoceronti, non ha importanza) così come noi le conosciamo siano sempre esistite, quando tutto, al contrario, è in continua mutazione ( e uno dei motori dell’evoluzione sono proprio le mutazioni cosiddette “naturali”) e che se una cosa è fatta dalla natura è naturale, se fatta dall’uomo è artificiale: ebbene, gli atomi di uno stesso elemento sono perfettamente identici fra loro, a prescindere dalla loro origine. Se prendo un atomo di ossigeno dell’aria che respiro (naturale), posso trovarne uno identico nell’alcol etilico o nello zucchero. È un atomo di ossigeno, non importa a cosa sia legato e quale ne sia l’origine, eppure noi siamo portati a pensare che le caratteristiche di un elemento siano “inscindibili” dal metodo di produzione. O forse la questione centrale è un’altra. Ed è una questione di metodo. Fate anche voi il test di Peter Wason (se non sapete cos’è, Google è vostro amico). A meno che non siate gli eredi di Popper, anche voi sarete vittime del “confirmation bias”: ovvero, la vostra testolina si fa una certa idea di come funziona un fenomeno e dopo cerca degli esempi per avvalorarne l’interpretazione, quando il modo più logico per capire se una affermazione è vera è provare  a vedere se è falsa, invece che procedere sulla via della ricerca delle conferme. Dario Bressanini è un ricercatore di Scienze chimiche e ambientali (Università dell’Insubria), maledice il pressapochismo dei giornalisti che per pigrizia intellettuale non controllano le fonti dei lanci di agenzia, perpetuando allarmismi e cattiva informazione e continuerà a mangiare pesto, sebbene sia certo che nel basilico è presente una sostanza sospetta: perché gli piace e perché è ragionevolmente convinto che non sia più pericoloso di tante altre cose che assume quotidianamente. E, comunque, lo è meno della disinformazione.

 

 

 

 
 
 
 
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