Paranoid Park

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È il 3 Gennaio, è sera a Seaside, Oregon e Alex comincia a raccontare. Paranoid Park è il paradiso degli skater di Portland. È uno skatepark non autorizzato, con una brutta reputazione (da qui il suo nome), è il punto di ritrovo per gli skater più incredibili, ne arrivano da ogni parte degli Stati Uniti. È stato Jared Finch a raccontare ad Alex tutto sul Paranoid Park. Alex non credeva di essere pronto per il Paranoid Park, ma Jared aveva detto: "Nessuno è mai veramente pronto per il Paranoid Park". Quella era stata la prima volta di Alex nel mitico skatepark. Non era certo un bel posto, era frequentato da gente di strada, ma se non importunavi nessuno e ti facevi gli affari tuoi, diventava uno dei posti più pazzeschi per fare skate e li gli skater erano di serie A. A scuola c'era Jennifer Hasselbach che aveva i suoi tempi da rispettare e non mollava Alex un momento. Sì, era carina, ma non era abbastanza. A casa c'era suo padre che si era trasferito dalla zio Tommy, sua madre che stressatissima prendeva tranquillanti e suo fratello Henry che vomitava e guardava la tv ad un volume assurdo. Ogni tanto in casa c'era zia Sally che non sapeva niente di figli, ma faceva dei biscotti al cioccolato grandiosi. Jared e Alex si erano organizzati per tornare al Paranoid Park, ma poi Jared va da una sua amica all'università e Alex va al Paranoid Park da solo e la sua vita da adolescente cambia…
Un libro perfetto per un film, e infatti il film è già stato realizzato, diretto da Gus Van Sant. Adolescenti, genitori in crisi, lo skate, la vita che ad un certo punto si mette di traverso e ti fa volgere lo sguardo su qualcosa che fino ad allora non avresti nemmeno immaginato potesse riguardare proprio te. Paranoid Park si legge tutto d'un fiato. Le parole scorrono rapidamente, ma senza tralasciare i dettagli: né descrittivi, né emotivi. Come tra gli skater c'è chi è in grado di eseguire perfettamente tutti gli ollie e i kickflip che la vita gli mette davanti, a qualcuno vengono più naturali a qualcuno meno, ma è allenandosi che si diventa veramente bravi. È un libro lucido. E la frase di Dostoevskij che Nelson sceglie è illuminante: "Giovanotto" - continuò, tornando a sollevarsi - "sul vostro viso io leggo come un certo affanno". Blake Nelson ha saputo raccontare in poco spazio gli adolescenti che vengono investiti dal dover diventare grandi. Ma nessuno è mai veramente pronto per il Paranoid Park.

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