Parlami di lei

Parlami di lei

Alexandra è alla quinta settimana di gravidanza e nessuno lo sa. Ha i capelli biondi, un filo di rossetto e un po’ di mascara sugli occhi, indossa una maglia beige oversize di cachemire di Brunello Cuccinelli, jeans a zampa di elefante H& M, stivali Gucci vintage. Sta scrivendo una e-mail a suo marito, Andrea, quando Toni, il vicedirettore, si avvicina trafelato alla sua scrivania e le chiede se può andare a Parigi per intervistare Vincent Cassel, il nuovo testimonial del profumo di Yves Saint Laurent. Nel settimanale femminile Alexandra si occupa di star system, di titolare i servizi fotografici di gossip, di correggere le interviste dei collaboratori, senza troppo stravolgerle. Pensa già come sfrutterà il tempo libero una volta fatta l’intervista: da Colette, il concept store del lusso a due passi dal Costes, dopo al Pompidou per una mostra fotografica, una camminata al tramonto lungo la Senna e per finire un buon bicchiere di vino rosso… Alexandra è stata dimessa dall’ospedale, è sdraiata sul divano, si sente in un tunnel da cui non riesce a uscire, rivive ogni dettaglio di ciascun giorno, incapace di mettere ordine ai suoi pensieri, si addormenta e si sveglia di soprassalto, a più riprese, ricorda e urla, piange, con Andrea non riesce a parlare…

In Parlami di lei Michela K. Bellisario, attraverso la protagonista del romanzo, racconta un episodio autobiografico, accaduto sei anni prima: la morte della figlia a poche ore dal parto. Questa tragica perdita travolge e cancella i sogni, la vita di coppia, la speranza di aver una famiglia, la capacità di progettare nuovi inizi. Ha deciso di scrivere della sua storia perché ogni donna in gravidanza ha il diritto di sapere che c’è, seppur minima, la possibilità di passare dalla stessa sofferenza; con determinazione ha ripercorso momento per momento la sua tragedia, per parlarne, perché spesso la reazione istintiva è il silenzio e l’evitamento dei genitori in lutto, che si ritrovano a vivere da soli o con l’esclusivo conforto della famiglia, mentre la società non si fa carico del dolore di queste madri mancate. La Bellisario vuole incoraggiare queste donne ferite a trovare in sé la resilienza necessaria per “trasformare il veleno in medicina”, per rifiorire come persone nuove, più forti e sensibili. Trentasette settimana e quattro giorni trascorsi in una nuvola di felicità, che esplode come una bolla di sapone e solo attraverso la meditazione buddista ogni parte riuscirà a ricomporsi. Ciò che rende faticosa la lettura sono i continui inglesismi, l’elenco infinito di firme, di stilisti, di “brand” di moda, ma soprattutto che la presentazione del gruppo editoriale, della capo redattore, in maniera palese e anche dichiarata dalla stessa autrice, ricalchi il clima e i rapporti lavorativi denunciati nel film Il diavolo veste Prada, così banale e scontata da stridere tristemente con il tema drammatico del libro. Pagine che tuttavia mettono a fuoco una realtà che ha una bassa percentualmente di verificarsi e una profonda rilevanza luttuosa.



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