Parole di scuola

Nessun insegnante è perfetto. Ma tutti vorrebbero che lo fossero. L’imperfezione non è tollerata, la diversità è un valore ormai non più in voga. Soprattutto a scuola, dove le vittime diventano gli “esclusi”, i perdenti. Alle proposte di percorsi di inclusione si sostituiscono le classi differenziali. Da dove ripartire? Cosa salvare? Ripartiamo dalla parola, “capace di custodire il buono della nostra comune umanità”. La parola può salvare ma anche uccidere, può liberare ma anche escludere, può raccontare la verità o distorcere la realtà. La scuola ne è inevitabilmente custode e attraverso l’uso corretto delle parole può trasformare il mondo. Il primo decisivo passo sta nel dare il nome giusto alle cose: meglio parlare di integrazione che di inclusione, di armonia piuttosto che di mera collaborazione. Meritocrazia, invece, non è una parola che appartiene alla scuola il cui compito primario è “rimuovere gli ostacoli” che creano le disuguaglianze, come sancito dalla Costituzione. Anche la paura dovrebbe avere cittadinanza solo in piccole dosi, quelle necessarie a fare sempre meglio. Paure da riconoscere e far evaporare, che appartengono agli alunni così come ai docenti, oggi ancora precari senza progettualità di vita. Paure che appartengono all’intero sistema scolastico che guarda con sospetto al raggiungimento degli standard, alla logica premiale, agli incentivi economici aziendali…

Parole di scuola è una riflessione a cuore e mente aperti da chi la scuola la conosce, in profondità. Mariapia Veladiano, prima insegnante e ora preside, è nella scuola da decenni. E della scuola non si è ancora stancata. Piuttosto rilancia con il suo saggio e propone una dimensione di “resistenza” propria della scuola, ultimo baluardo di integrazione e di cittadinanza e che la politica sta cercando in tutti i modi di svilire. Con uno stile diretto che punta all’essenziale, ma anche ironico e sottile, l’autrice ci fa navigare nel mare magnum dei valori (e disvalori) della società di oggi di cui la scuola è specchio e raccoglitore, ma anche centro propulsore (non senza fatica) di direzioni alternative. Attraverso la scelta di parole chiave (competizione, meritocrazia, emozioni, paure, protezione, educazione, identità, timidezza, equità, empatia, seduzione, continuità…), si alternano fermo immagine di una realtà in fluire che contiene luci ed ombre, fatti anche di dati statistici e citazioni letterarie che sostengono l’impianto del testo e delle riflessioni proposte. Il saggio si conclude con un interessante elenco di parole ammesse e di parole bandite dalla scuola, confermando l’importanza e la centralità della parola nel processo educativo: strumento per comprendere la realtà, esprimere noi stessi e costruire relazioni efficaci.

 


 

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