Parole salvate dalle fiamme

Parole salvate dalle fiamme

"Caro Boris, mi sembra sia passata un'eternità da quando ho ricevuto la Sua ultima lettera". "Mio caro Varlam, io non mi scordo mai di lei". A scriversi con tale autentica dolcezza sono uomini uniti da un legame profondo di amicizia, rispetto, stima reciproca. Quando si conoscono, hanno vent'anni di differenza e un diverso peso da portare sulle spalle: il primo è alle prese con l'opera per lui più importante, quella che lo consegnerà alla memoria imperitura nel Pantheon della letteratura; il secondo, da circa un mese è tornato a sentirsi un essere umano, dopo quindici anni d'oblio della parola libertà trascorsi in un gulag. I due, separati da strade e bufere di neve, tenuti lontani da avverse condizioni di salute e solitudini necessarie alla creazione, condividono uno stesso presente fatto di familiarità e amore "per" e "con" l'arte della parola. Così, Boris (Pasternak) e Varlam (Ŝalamov) intrecciano una lunga "coversazione epistolare sulle cose essenziali": quattro anni, dal 1952 al 1956, di consigli, suggerimenti, annotazioni critiche sulla vita e la letteratura, loro vera musa e dea, dove ad emergere è la sostanza dell'umanità, spesso soffocata dal personaggio pubblico o sul punto di disfarsi sotto i colpi della prigionia.
La prima lettera è datata 22 Febbario 1952: l'ultima, 11 Agosto 1956. Nel mezzo, tutte le Parole salvate dalle fiamme che Boris Pasternak e Varlam Ŝalamov si sono scambiati in un'intimità costruita con carta, inchiostro, fermoposta - qui raccolte a cura di Luciana Montagnani. Fa un certo effetto leggere il carteggio dei due scrittori: si ha quasi l'impressione di rubare pensieri destinati ad altri, o di interrompere un intenso dialogo a cui non siamo stati invitati a partecipare; un effetto, questo, dato anche dallo status particolare dei "corrispondenti", inarrivabili sulle altitudini di un talento da vertigine. Eppure, superato il valico del timore, le epistole spedite da un capo all'altro della Russia rivelano tutta la "normalità" di individui diversi per temperamento, accomunati però da un'idea della scrittura come senso vitale e militanza quotidiana. Parole salvate dalle fiamme cristallizza Pasternak e Ŝalamov in momenti cruciali delle rispettive esistenze (la scrittura de Il dottor Zivago per il primo, la liberazione dall'inferno di Kolyma per il secondo), intrecciandole in un intenso scambio di idee sulla poesia, la natura, l'arte. La gioia è tutta per il lettore, che in un presente sovraffollato di stupido rumore, trova qualcosa per cui valga la pena stare in silenzio ed ascoltare.

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