Pasolini - Un delitto italiano

Pasolini. Un delitto italiano
Notte fra l'1 e il 2 novembre 1975. Dopo un breve inseguimento, i carabinieri bloccano una Alfa Romeo 2000 GT che sfreccia contromano a forte velocità sul  lungomare di Ostia. Al volante c'è un diciassettenne di borgata, tale Pelosi Giuseppe detto “Pino la rana”, che ammette il furto dell'auto, risultata dopo un controllo via radio di proprietà del celebre regista cinematografico e scrittore Pier Paolo Pasolini. Il ragazzo viene portato all'Istituto di osservazione per minorenni di Casal del Marmo, in attesa di accertamenti. Qui dice a un compagno di cella che è finito dentro perché ha “ammazzato un uomo, e precisamente Pasolini: tanto fra poco lo vengono a sapere, mica sono deficienti quelli”. Infatti alle prime luci dell'alba viene rinvenuto in località Idroscalo, una zona di baracche degradate e spiazzi polverosi a ridosso del mare, il cadavere del proprietario dell'auto, massacrato di botte. Quella stessa mattina Pelosi, interrogato dal sostituto procuratore Luigi Tranfo, confessa l'omicidio raccontando di essere stato abbordato da Pasolini nei pressi della Stazione Termini e dopo una breve sosta presso una trattoria nei pressi della basilica di San Paolo di essersi appartato con lui a Ostia. Qui l'uomo, dopo un breve rapporto orale, avrebbe tentato di sodomizzarlo, e alla reazione sdegnata del ragazzo sarebbe seguita una violenta colluttazione nella quale Pasolini avrebbe avuto la peggio. Durante la concitazione della fuga in macchina, Pelosi sostiene di aver investito accidentalmente il regista con l'Alfa GT. La notizia – accompagnata da questa versione dei fatti, in barba al segreto istruttorio e a ogni prudenza investigativa – fa il giro del mondo. Ma se non fosse quella la verità? L'ingranaggio giudiziario si mette in moto...
Sembrerà incredibile, ma le indagini sul delitto Pasolini che nel 2011 sono giunte ad una svolta con il ritrovamento di tracce di DNA non appartenente né alla vittima né a Pelosi sui reperti e la conferma quindi che si è trattato effettivamente di un omicidio commesso da più persone e non da uno spaurito 17enne – come del resto da sempre “tutti sapevano , ma non avevano le prove”, per dirla à la Pasolini – sono nate da questo libro dell'ottobre 1994 e dal docufilm omonimo, presentato alla Mostra di Venezia dell'anno dopo. È solo allora, sfruttando la ritrovata visibilità della vicenda dopo anni di gelido dimenticatoio e una situazione politica favorevole, che l'avvocato Nino Marazzita chiese e ottenne la riapertura delle indagini, chiedendo di fare luce su uno dei delitti più oscuri della nostra storia. Ma perché persino nel titolo di questo volume così decisivo si parla di un delitto “italiano”? Ce lo spiega lo stesso Giordana nell'introduzione: “Il delitto italiano si riconosce da alcuni tratti che saranno forse parzialmente riscontrabili anche in altri Paesi, ma che nel nostro acquisiscono una quintessenzialità assoluta. Il delitto italiano è prima di tutto un segno. Come tutti i segni, rimanda ad altro, esprime e sintetizza un messaggio che stabilisce con l'ambiente una relazione simbolica. (…) La seconda caratteristica del delitto italiano è la sua impunità. O meglio: il suo parziale castigo. Il delitto italiano – quando non resta davvero impunito – viene punito a lato, di fianco, a margine del suo centro tenebroso e colpevole. (…) La terza caratteristica è lo scatenamento dell'interpretazione. (…) Il delitto viene studiato e analizzato in profondità al fine non tanto di decifrarlo, ma di farlo corrispondere all'ideologia che in quel momento ha più mercato. (…) La quarta e ultima caratteristica del crimine italiano è di essere soprattutto mediatico, immaginato ed eseguito per la risonanza che, una volta commesso, la società dello spettacolo saprà dargli”. Un quadro che descrive perfettamente la vicenda Pasolini, come tante altre della storia italiana del dopoguerra, e che il libro - che già in nuce contiene la sceneggiatura firmata dallo stesso Marco Tullio Giordana, da Sandro Petraglia e da Stefano Rulli - coglie nella sua interezza e ambigua complessità. Viene ripercorsa tutta la storia giudiziaria dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini, e ne vengono evidenziate le incongruenze e i lati oscuri, analizzando al contempo tutte le ipotesi alternative possibili. Una lettura appassionante e inesorabile, che ha la potenza dell'orazione civile e la lucidità dell'analisi storica. Un libro essenziale, qui in edizione tascabile e con il film (splendido) allegato in dvd. Perderlo sarebbe un delitto: italiano non so, ma sicuramente un delitto.

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