Passare l'inverno

Passare l'inverno
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Un ex insegnante cacciato dalla scuola dove lavorava si ubriaca davanti alla tv alla salute di Maurice Pialat, cineasta appena scomparso. Al piano di sopra, le sue due figlie dormono tranquille, la moglie è al lavoro; un'infermiera tira avanti tra sigarette e rimpianti rimuginando sulla sua storia d'amore che ormai è diventata tutta un'orribile, immobile squallore; un tassista si trova ad accompagnare al fiume una ragazza giapponese che stringe tra le mani un misterioso pacchetto; una donna è costretta a rimenere in ufficio a fare gli straordinari per una pratica urgente la notte della vigilia di Natale...
Una lastra di ghiaccio che si crepa, che si spezza in nove frammenti, nove storie tanto fredde che scottano le dita, un gelo che entra nelle ossa e non le lascia più, un brivido che sembra infinito. E' la prosa di Olivier Adam, stilizzata fino allo scheletro, minimalista fino all'austerity, pura emozione distillata. Un giovane scrittore osannato in patria, dove si è aggiudicato con questi racconti il prestigioso premio Borse Goncourt de la Nouvelle, ma decisamente poco 'francese', e più vicino alla narrativa americana moderna, piuttosto. In queste storie quasi marginali di misfits infelici e amareggiati l'inverno cessa di essere uno sfondo sfuocato, e diventa una maledizione, una condanna, una stagione che dura tutto l'anno e spruzza di neve, di buio e di pioggia le esistenze di piccoli esseri umani infelici e (forse) inutili. Un libro breve, fulminante, bianco. Come il ghiaccio.

 

 

 

 
 
 
 
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