Pasto nudo

Pasto nudo

Sapete che fine ha fatto Bradley il Compratore, il miglior agente della Narcotici? Il suo stesso corpo ha iniziato a produrre le droghe delle quali andava a caccia. È diventato più tossico del peggior tossico: “Non riesce a bere. Non gli tira. Gli cascano i denti”. Quando compra sesso da qualche ragazzetto in cambio di una dose e gode secerne una strana gelatina verde. L’assuefazione peggiora sempre più, e Bradley viene convocato d’urgenza dal suo Supervisore Distrettuale, che lo rimprovera e ne chiede le dimissioni. Lui striscia, implora, adula ma non ottiene nulla. Allora si scaglia sul suo superiore, “assimilandolo”. Tutti sospettano di lui, ma non essendoci un cadavere non può esserci nemmeno un’accusa di omicidio. Il Compratore semina il terrore: tossici e agenti spariscono uno dopo l’altro, vittime del suo abbraccio mortale. Bradley è diventato un mostro spietato che non ha più nulla di umano…

Un susseguirsi di brevi capitoletti o paragrafi, alcuni realistici e che si intuiscono almeno in parte autobiografici, altri grotteschi, visionari e persino orrorifici. Ecco la struttura rigorosamente non lineare (manca una vera coerenza interna – narrativa e cronologica - e non sono rare le ripetizioni e le contraddizioni) del libro di cui l’influentissima critica letteraria Mary McCarthy più di mezzo secolo fa scrisse che sembrava “un verme che puoi tagliare a pezzi e ogni pezzo diventa a sua volta un verme per conto suo. O un cancro”. E infatti molti dei personaggi, dei luoghi e delle atmosfere torneranno in libri successivi di Burroughs, non necessariamente scritti con la tecnica del cut up. Il titolo Pasto nudo (a volte con l’aggiunta di un articolo che invece nelle intenzioni dell’autore non era contemplato) fu suggerito da Jack Kerouac ma non ha un significato particolare (in un’intervista di molti anni fa Burroughs diede una spiegazione ancora meno comprensibile del titolo, peraltro). Uscito quasi in clandestinità a Parigi, processato per oscenità nel 1962 in Massachusetts (contiene diverse scene pornografiche, blasfeme o violente), condannato e poi riabilitato in appello, il libro è il risultato di un work in progress durato quasi dieci anni, e si vede: è un inferno caotico in cui si muovono ineffabili pusher, tossici depressi, prostituti bambini, mostri da incubo e poliziotti crudeli. Rivoluzionario, seminale, sgradevole, tortuoso e spiazzante, Pasto nudo è un “punto di ripristino” della letteratura mondiale: ce n’è una “prima” e una “dopo”. E sono un bel po’ diverse.



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