Pedro e Paula

Pedro e Paula
Pedro e Paula sono due gemelli ma non si assomigliano granché: uno ha gli occhi scuri del padre, l’altra quelli verdi di Gabriel, l’amico fraterno dei genitori. Lei è un’artista anticonformista, lui è uno studente di Medicina ligio alle regole paterne ma che si spinge fino all’ipocrisia per non dimostrare il minimo fallimento, fingendo di aver conseguito una laurea e arrivando a lasciare la fidanzata incinta dandole i soldi per abortire ma proclamandosi al tempo stesso un paladino dei sani costumi, soprattutto dinanzi alla sorella progressista, che, ahinoi, prende perfino la pillola. Ana e Josè, i loro genitori, sono una coppia altrettanto peculiare: fragile e influenzabile lei, orgoglioso e rigido lui, talmente ostinato nelle proprie convinzioni da non voler scendere a compromessi neppure quando - in Mozambico per un incarico governativo - crede di fare del bene alle persone del posto, senza vacillare di un millimetro dalle sue posizioni neppure davanti al marchio a fuoco sulla pelle dei terroristi pentiti. Figura onnipresente è Gabriel, riparato a Londra durante il regime: Paula ha modo di conoscerlo, di passare del tempo con lui e la loro relazione prende presto i connotati di un’ambigua amicizia destinata a cambiare negli anni. Anni ’70, rivoluzione dei garofani, il Portogallo cambia volto e anche la famiglia di Pedro e Paula subisce drastici e tragici mutamenti mentre l’intero paese, schiacciato dal regime dittatoriale, sta tornando a sorridere…
Lo scrittore Helder Macedo scrive questo romanzo da Londra, da un paese in cui scrivere, esprimersi è ancora possibile. E ci mette dentro tutta l’enfasi di chi non può parlare, di chi non può raccontare ai suoi connazionali ciò che ha in mente. Una storia che abbraccia cinquant’anni di storia portoghese raccontandoli attraverso un amore - anzi, degli amori - intensissimi e crudeli: Pedro e Paula è così, un andirivieni negli anni tra storie e personaggi che ritornano e che ricompongono un quadro familiare metafora di un paese in mutamento. Singolare la dicotomia maschio/femmina costantemente rappresentata: se Pedro incarna l’ipocrisia del Portogallo di Salazar, il falso perbenismo, il maschilismo, Paula riesce sempre a fare scelte consapevoli e decise, anche al termine del romanzo, quando, vittima per l’ennesima volta di un sopruso di un uomo, ne esce vincitrice, assumendosi le responsabilità di una scelta importante come quella di avere un figlio. Il tono di Macedo riesce a sfiorare incredibilmente anche la comicità, configurandosi come un narratore esterno, venuto a contatto con i due gemelli nel tempo e avendo scoperto, frammento per frammento la loro originale storia: un modo divertente e stuzzicante di svelare piano piano i contorni dettagli di una storia d’amore che racconta prima di tutto una nazione.

 

 

 
 
 
 
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