Peggio di un bastardo

Peggio di un bastardo
Nel ghetto di Watts, Los Angeles, un meticcio piscialetto dal carattere burbero muove i primi passi verso un’integrazione sociale che sembra non arrivare mai. Da una parte un padre difficile oscilla tra aggressioni violente a colpi di cinghia, un’educazione ferrea su basi razziali e dall’altra un affetto genuino e incondizionato che regalerà al ragazzo i primi strumenti musicali: un trombone, un violoncello, per approdare infine al contrabasso. Nel frattempo quel perdigiorno di Charles frequenta compagni di scuola emarginati e figli di immigrati, insegnati di musica incompetenti che - non impartendo al giovane Mingus una preparazione musicale adeguata - forgeranno le basi per l’improvvisazione jazz che decreterà la sua fama come musicista, e amori tanto ingenui quanto struggenti, in cui al contatto fisico sembra prevalere un sentimento decisamente più adulto e maturo. Paradossalmente, tra queste frequentazioni poco raccomandabili, tra notti brave all’insegna del furto di carburate per procurare i mezzi necessari per muoversi e organizzare grigliate orgiastiche sulla spiaggia, tra donne idealmente inarrivabili e poi così grette e scontate, tra sogni, delusioni, derisioni e ambizioni, Charles Mingus troverà la strada per un successo che, se porterà qualche soldo in più, non darà certo pace all’anima irrequieta di questo “negro” un po’ sbiadito...
Dopo successi solisti, collaborazioni con artisti del calibro di Louis Armstrong, Miles Davis e molti altri, quel genio pazzo e arrabbiato originario dell’Arizona di Charlie Mingus pubblicherà nel 1971 Peggio di un bastardo, autobiografia da tempo nella mente dell’autore ma che probabilmente non avrebbe mai visto la luce senza la collaborazione di Nel King: uno dei pochi bianchi che possa vantare la fiducia di Charles. Bisogna però precisare che, seppure il testo ripercorra l’infanzia e la carriera dell’autore e malgrado gli aneddoti su Mingus non manchino certo di originalità e scalpore, l’impianto dell’opera oscilla costantemente tra verità e finzione, biografia e romanzo, tanto che chiedersi quali siano le percentuali dei due ingredienti nella composizione risulta erroneo, se non assurdo. Questo libro è come il suo autore: effervescente, irrequieto, folle, a tratti difficilmente comprensibile. Dov’è Charles nel suo testo? E’ quel bambino che ci viene raccontato mentre diventa uomo o è forse la voce narrante della storia? Perché scegliere di parlare di se stessi in terza persona? Ribadiamo, questo libro è come il suo autore: accontentatevi di leggerlo senza porvi troppi interrogativi e, certamente, ne rimarrete stregati.

 

 

 

 
 
 
 
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