A pelle scoperta

A pelle scoperta

Greta ha diciannove anni. A tredici conosce Elvis, tre anni più grande. Elvis guida il camion che trasporta le macchinine dell’autoscontro del lunapark che puntualmente, ogni mese di marzo, staziona per due settimane nel paese di Greta. Si vedono solo in quelle occasioni. Non parlano d’amore, niente baci, niente sesso, solo giri gratis sulla giostra, niente telefonate o messaggi quando lui parte. Un giorno, uno dei giorni delle due settimane di Elvis e Greta, lei non si presenta al consueto appuntamento. È ammalata, ha la febbre e una bronchite che le disturba i polmoni. Qualche giorno prima Elvis le aveva detto che si sarebbe sposato, la sua ragazza era incinta. Allora Greta “impose al suo corpo di stare male, di soffrire tutte le pene che la sua lingua non sapeva esprimere, i pugni e gli schiaffi da rivolgere contro il viso e le spalle abbronzate di Elvis, li rivolse ai suoi polmoni che assorbirono tutto come spugne gettate in una vasca”…Quei lampi di luce che aggrediscono gli occhi di Lucia, solo di notte, sono un problema irrisolvibile. L’unico rimedio temporaneo sono le lacrime artificiali. Diventa difficile guidare, soprattutto in autostrada, dove Lucia si ferma due, tre volte o anche più, a seconda della distanza che deve percorrere; erano viaggi che “diventavano infiniti percorsi di solitudine in notti di stelle fosforescenti o viaggi della speranza mentre le prime teste di papavero si muovevano al ritmo delle carrozzerie ricoperte di moscerini”. In fondo però queste soste forzate non la deprimono più di tanto; le piace entrare negli autogrill grandi e forniti di tutto, osservare le persone e immaginarle nella loro vita quotidiana, immaginare come potrebbero essere le loro case… Dino, i matrimoni e i funerali. Non ne perdeva uno, anche se ai funerali poteva assistere solo d’estate perché solo d’estate venivano officiati ad un orario giusto giusto per lui, che usciva dalla maglieria dove lavorava proprio a quell’ora. La sua presenza, sia nei momenti felici di un matrimonio sia nel giorno più triste di un funerale era sempre discreta. Ma durante il funerale di Rosanna, la moglie di Sergio, il suo amico più caro, gli esplode un terremoto dentro, di cui nessuno si accorge, ma devastante. Vorrebbe aprire la bara e sputare in faccia a Rosanna tutto il suo rancore per avergli rubato l’uomo, l’unico essere umano che avesse mai amato, dopo sua madre…

L’esordio letterario di Francesca Piovesan è questa raccolta di racconti non eclatanti, non disturbanti, che parlano, come lei stessa sottolinea nella dedica, delle “piccole cose”. Le piccole cose sono la vita quotidiana, in zone d’Italia quasi mai specificate. Evitiamo fraintendimenti: non eclatanti significa che non raccontano gesta eroiche, tragedie, vite disagiate o borderline ma storie che possono capitare a chiunque, che magari sono già capitate a qualcuno, storie della gente comune. Il fil rouge che attraversa tutto il libro e che lo rende omogeneo, pur nella eterogeneità dei racconti, è, come già il titolo suggerisce, l’esposizione. La metafora della pelle scoperta è lo scioglimento di tutte le coperture che il nostro cervello o il nostro cuore mettono in atto per non essere in alcun modo danneggiati. Tutti i protagonisti sono senza corazza, a volte non da subito, ma prima o poi si espongono al ludibrio della sofferenza, morale o fisica (e però momentanea, qualcosa che arriva, colpisce e poi si esaurisce, facendo tornare la vita sul sentiero solito), o della sorpresa, dello scoprirsi insospettatamente sensibili di fronte a qualcosa che si ignorava potesse coinvolgerci. La scrittura di Piovesan è estremamente scorrevole, con picchi improvvisi che prendono per il colletto la poesia. Se ne consiglia la lettura.



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