Pensieri dal carcere

Pensieri dal carcere
“E io avevo, è certo, la barba e i capelli lunghi, una fama di fumatore di hashish e non abbastanza protettori per essere dimenticato. Le guardie non ci hanno messo molto a trovare quello che cercavano”. L’io che si descrive è il bello e maledetto Pierre Clémenti, attore francese interprete di note pellicole francesi e italiane, quello che cercano le guardie è un discreto quantitativo di droga, che, seppur ridotto, sia sempre abbastanza per trascinare il carcere un artista scomodo. Siamo a Roma, è il 24 luglio 1971 e Pierre, in Italia per un film, è a casa di un’amica, Anna Maria. Si dà il caso che come lui in quell’appartamento vaghino e alloggino saltuariamente tanti artisti, personaggi più o meno noti dell’underground cittadino: va da sé che chiunque avrebbe potuto lasciare in qualche angolo sperduto tra i mobili o sotto il letto quel maledetto briciolo di cocaina e quel po’ di hashish. Ma a questo non pensano le guardie che fanno irruzione quella mattina, osservate con gli occhi increduli del piccolo Balthazar, il figlio di soli cinque anni dell’attore. Pierre viene ammanettato, portato via, costretto a detenzione preventiva, durante i lunghi 18 mesi del processo. In quel periodo la sua casa sono le mura del carcere di Rebibbia e di Regina Coeli e la sua compagnia i fogli e una penna, i ricordi di una giovane vita e di una carriera appena iniziata, le riflessioni su un’Italia piena di contraddizioni ma non per questo non degna di essere vissuta. Ne ama la gente umile, Pierre, quel “popolino italiano, la povera gente, quelli che sgobbano come bestie per dar da vivere a famiglie incredibili”. Quel che Pierre non sa ancora è che di questo e  molto altro ancora dovrà fare a meno, al termine di questa kafkiana, incomprensibile, dolorosa vicenda giudiziaria…
Pierre Clémenti nasce nel 1942 a Parigi da madre corsa e padre ignoto e trascorre un’infanzia difficile tra riformatori e strada: vivendo di espedienti e di piccoli lavori: matura negli anni una particolare sensibilità artistica che gli consentirà di avvicinarsi alla recitazione. Grazie alla conoscenza di Alain Delon, lo contatta Visconti per un ruolo importante ne Il Gattopardo: seguono altri successi e pellicole con registi tra i più noti del panorama cinematografico italo francese, Bella di Giorno di Bunuel, Partner e Il conformista di Bernardo Bertolucci, Porcile di Pier Paolo Pasolini, I cannibali di Liliana Cavani. Successi a parte Pierre mantiene il suo anticonformismo e cede gran parte dei suoi cachet ai clochard, continuando a vivere con poco. Sarà stato “colpa”- se possa essere possibile considerarla tale - del suo carattere ribelle, sarà stata semplicemente sfortuna, agli inizi degli anni ’70, in Italia, Clémenti vive un’odissea giudiziaria che lo segnerà per tutta la vita: un anno e mezzo di carcere per detenzione di stupefacenti concluso col rilascio per insufficienza di prove e il divieto di far rientro in Italia. Ciò che scrive durante il periodo di reclusione diventerà un libro, pubblicato nel 1973 col titolo francese di Quelques messages personnels e dato alle stampe in italiano dalle edizioni Il Sirente nel 2007. Le sue riflessioni costituiscono una testimonianza importante sulle condizioni carcerarie in Italia, argomento anche adesso di annosi dibattiti e soprattutto di vergognosi fatti di cronaca. “Isolato dal mondo, ti apri all’altro mondo, quello dei ricordi, fissi per ore un punto lontano in te stesso, cammini fino all’orizzonte dell’infanzia”: Pierre regala al lettore anche aneddoti preziosi sulla sua carriera agli albori ma già ricca di successi importanti, incontri clamorosi, film che rimarranno nella storia. Pensieri dal carcere riesce a far commuovere e riflettere grazie alle parole di un artista dotato di uno spessore umano notevole, strappato all’Italia negli anni ’70 da una sentenza ingiusta e alla vita 12 anni fa, nel 1999, quando un cancro lo uccise a soli 57 anni.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER