Pensieri vegetariani

Pensieri vegetariani
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Noi non possiamo avere l’idea del bene e del male se non in rapporto a noi stessi. Le sofferenze di un animale ci sembrano mali, perché essendo animali come loro, riteniamo che avremmo molto da lamentarci se ci fosse fatto altrettanto... Ma avremmo molta meno compassione per la pianta e per la pietra perché quelle ci assomigliano meno. Presto smettiamo perfino di essere commossi dalla spaventosa morte delle bestie destinate alla nostra tavola. I bambini piangono quando assistono alla morte del primo pollo che vedono sgozzare, al secondo già ridono. Insomma, è fin troppo chiaro che la carneficina disgustante, perpetrata senza posa nelle nostre macellerie e nelle nostre cucine, non ci sembra affatto un male; al contrario, consideriamo spesso questo orrore pestilenziale come una benedizione del Signore e ancora oggi diciamo preghiere per ringraziarlo di queste uccisioni. Cosa c’è di più abominevole che nutrirsi continuamente di cadaveri?” Perché non accettare che l’animale uomo non è superiore agli altri animali, ma che entrambi hanno idee, sentimenti e memoria e che ciò che li differenzia è semmai il grado con cui essi esprimono tali facoltà? Perché non stringere un patto di “radicale fratellanza” con gli altri esseri non umani?

Un Voltaire meno conosciuto, quello proposto dalla Piano B edizioni in questo volumetto curato da Anna Faro – traduttrice dei testi originali e autrice dell’introduzione ‒ in cui sono raccolti stralci tratti da opere e da lettere nelle quali il filosofo francese parla esplicitamente di questione animale e vegetarismo. E sebbene si sia dedicato a questi argomenti in tarda età (per i detrattori scelta esclusivamente dettata da problemi di salute che spinsero Voltaire ad una dieta priva di carne), non si può negare che sia stato il primo pensatore moderno a parlare di specismo e ad aprire il varco a chi dopo di lui, da Jeremy Bentham fino a Peter Singer, si è dedicato alla questione animale. La polemica di Voltaire spinge in due ben precise direzioni: da un lato, la confutazione dell’idea cartesiana degli automata, per cui gli animali sono esseri alla stregua delle macchine, incapaci di provare sentimenti, gioia o dolore; dall’altro la condanna ferma della presunta superiorità ontologica dell’uomo nei confronti degli animali tipica della cultura cristiana e causa prima dello specismo. E poco importa se alcuni hanno letto la tardiva conversione del filosofo all’etica vegetariana come mero pretesto per contrastare il pensiero cartesiano e per portare avanti la propria battaglia anticlericale. Voltaire – forte degli insegnamenti di Pitagora e di Porfirio e appassionato studioso della cultura indiana – pone le basi moderne di un’etica dell’empatia, della “naturale compassione che l’essere umano dovrebbe provare per gli animali”. Perchè si ritrovi un “umanesimo aperto, ispirato all’idea di tolleranza, capace di ritrovare le ragioni non solo della solidarietà umana ma di una più ampia solidarietà, estesa ai non umani”.



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