Pentiti di niente

Pentiti di niente
L’ingegnere Carlo Saronio è il rampollo di una facoltosa famiglia della borghesia di Milano, ma forse per un senso di colpa prodotto dalla sua agiata posizione sociale, nutre simpatie politiche per l’ambiente extraparlamentare di sinistra e intrattiene frequentazioni con alcuni dei suoi esponenti. La notte del 14 aprile 1975, all’età di 26 anni, esce di casa senza farvi più ritorno. La mattina successiva i familiari ricevono alcune telefonate, dalle quali vengono informati che Carlo è stato rapito e che per il suo rilascio dovranno corrispondere una cifra di cinque miliardi di lire. In quegli anni i sequestri di persona a scopo d’estorsione sono all’ordine del giorno; ma le modalità di questo rapimento, condotto in maniera maldestra e dilettantesca, risultano fin da principio fortemente anomale. La banda dei sequestratori, talmente inesperti e sprovveduti da causare perfino la morte dell’ostaggio, risulterà infatti costituita da un variegato insieme di delinquenti comuni e di personaggi riconducibili all’eversione politica, in particolare a Potere Operaio. Leader del gruppo e ideatore del rapimento è Carlo Fioroni, amico personale di Saronio. Si tratta di un personaggio che, collegato a vario titolo alle principali associazioni terroristiche del periodo, ha alle proprie spalle un curriculum di gravi trascorsi giudiziari. Ma le autorità inquirenti lo ritengono un “pentito” affidabile e rivelano un inspiegabile propensione a percorrere piste infondate sulla base delle sue rivelazioni...
Di sicuro c’è solo che Carlo Saronio è morto nel corso di un rapimento apparso da subito assai anomalo. Ovviamente si tratta solo di una delle tante incongruenze che caratterizzano una lunga teoria di misteri, nella storia della nostra Repubblica, tutt’ora irrisolti. La vicenda torna di attualità in virtù di un’avvincente ricostruzione operata da Antonella Beccaria, già nota al pubblico dei lettori soprattutto, per il precedente libro Uno bianca e trame nere, uscito sempre per Stampa Alternativa. La giornalista raccoglie cronache d’epoca, scandaglia atti giudiziari e ricompone il mosaico collocandolo nel suo esatto quadro politico. Più che sulla vicenda umana di Carlo Saronio il libro punta i riflettori sulla figura ambigua di Carlo Fioroni e quella non meno inquietante di Carlo Casirati. Benché le deposizioni rilasciate da entrambi risulteranno una sommatoria di contraddizioni, di incongruenze, di ritrattazioni e di depistaggi, essi avranno buon gioco nel riuscire ad accreditarsi come collaboratori di una giustizia stranamente vulnerabile nel lasciarsi corrodere dal tarlo del depistaggio. Il fenomeno del pentitismo, come il retroterra politico-culturale che lo ha ispirato, è argomento che indurrebbe ad approfondite meditazioni. Il libro, invece, si legge tutto d’un fiato, tanto più che Antonella Beccaria rinuncia di fatto a esibire congetture o teoremi politici, né si lascia prendere la mano dall’argomentare versatile dei giornalisti. Ma piuttosto sfodera un’accattivante logica consequenziale, che appare maggiormente connaturata all’efficace vena narrativa di una scrittrice che racconta con avvincente sobrietà, lasciando unicamente in rilievo i fatti e i personaggi.

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