Peperoncino fresco a colazione

Peperoncino fresco a colazione
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Di palati fini come quello di Eva Thorvald ne nascono uno ogni tre generazioni: a undici anni Eva coltivava peperoncini habanero nel suo armadio e li vendeva a un rinomato ristorante messicano dell’Iowa, a sedici era riuscita a capire l’ingrediente segreto di una ricetta vincitrice di svariati premi culinari e a venti già lavorava come aiuto cuoca nel più famoso ristorante di tapas a Minneapolis. Poi si è inventata le cene itineranti e di anno in anno si sono allungate sia le liste d’attesa per parteciparvi sia il prezzo del biglietto d’ingresso – c’è chi è disposto a pagare anche cinquemila dollari. Tuttavia, Eva Thorvald non sa bene chi è: quand’era adolescente ha trovato il suo atto di nascita e ha scoperto che Fiona e Jarl, le persone che chiamava mamma e papà, non erano i suoi veri genitori. Sempre riservata, gentile e umile, Eva ha deciso però di non andare in cerca della famiglia d’origine e di parlare il meno possibile di questo fatto, eppure la sua fama cresce di ora in ora e ne è venuta a conoscenza persino la sua vera madre, una donna che ha fatto della fuga un progetto di vita...

Peperoncino fresco a colazione è il romanzo d’esordio di J. Ryan Stradal, autore nato e cresciuto in una cittadina a sud di Minneapolis, nel Midwest degli Stati Uniti. Stradal non poteva venire da nessun altro posto, dato che il suo libro, prima ancora d’esser un romanzo, è un omaggio alla cucina della sua terra – il titolo originale è Kitchens of the Great Midwest. Non mancano infatti osservazioni culinarie interessanti (sulla differenza tra “ghost chili” e peperoncini “habanero”, ad esempio, o sui metodi per cucinare il luccio o il pesce persico) e nemmeno gustose ricette con tanto di ingredienti e preparazione – anche se nella traduzione italiana si è scelto di lasciare “tazza” e “cucchiaino”anziché convertire in grammi, cosa che potrebbe confondere chi non è abituato alle misure statunitensi. La storia di Eva Thorvald è costruita in ordine cronologico ma suddivisa in episodi e quindi, sebbene la narrazione sia lineare, il racconto è discontinuo, i particolari lasciati in sospeso ed è al lettore che spetta il compito di collegare fatti e persone. Non sempre si hanno a disposizione tutti gli indizi per farlo con certezza. Il “New York Times” ha definito questa tecnica “una scrittura che fa sì che il lettore continui a girar le pagine senza mai rendersi conto di quanto ingegnose esse siano”. Il romanzo insomma si legge in fretta, con gusto e stimola pure l’appetito, ma alcuni degli ingredienti, Stradal, non ce li vuole proprio svelare.

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