Peppino e la perfezione del melograno

Peppino e la perfezione del melograno

Giuseppe (Peppino) Ranalli è molto giovane quando inizia a manifestare i primi segni di un disagio mentale. Esprime il suo malessere nei suoi diari dove scrive ossessivamente e disperatamente poesie e pensieri (“Mi sento tutto morto, a stento ritrovo me stesso, è una lotta tremenda, quanto male ho ricevuto ora pian piano mi debbo liberare con l’aiuto di Dio oppure è la fine, O Gesù Cristo aiutami tu. […] O luna piena, quanto male mi hanno fatto, fammi ritrovare la strada giusta, altrimenti la mia vita sarà un disastro.”). Sua sorella Lina non se ne capacita e non può fare a meno di chiedersi perché proprio Peppino, cosa ci sia di sbagliato in lui, in lei e nella loro famiglia. Decide allora di indagare il suo disagio e quello del fratello, facendo propri tanti anni di analisi psicoterapica. È una strada in salita che genera dolore e che pare non trovare veramente fine fino a quando la Ranalli si avvicina alla pratica delle Costellazioni Familiari, il metodo ideato da Bert Hellinger, “una teoria psicologica, […] una forma di terapia breve basata sulla psicologia fenomenologica e sistemica, che dà una particolare interpretazione a fenomeni quali una malattia, fallimenti finanziari, una morte prematura, problemi di lavoro”…

Lina Ranalli confessa se stessa in questo saggio dalla struggente visceralità e lo fa con coraggio, aprendoci le porte della sua casa, mostrandoci la sua famiglia, le sue radici, il dolore per la malattia di suo fratello Peppino, la ricerca continua della pace interiore. Sincera e generosa, non esita a parlare dei suoi innumerevoli anni di terapia psicologica, della rabbia che per tanto tempo l’ha soggiogata, del suo essersi sentita sbagliata e persa, dei tentativi di fare guarire Peppino perché i suoi occhi e quelli della società potessero giudicarlo normale. Commovente e appassionata, svela il processo della sua rinascita avvenuto quando ha capito che ogni individuo non è solo, ma parte della propria famiglia e dei meccanismi che l’hanno generata; che nella vita si sceglie la propria strada e che ogni scelta comporta una responsabilità le cui conseguenze interessano anche tutto il sistema familiare al quale si appartiene; che Peppino è parte di lei perché le sue radici si nutrono della linfa secreta dalla stessa famiglia, ma che non è lei e che per questo non può scegliere al suo posto; che la malattia di Peppino non va osservata con gli occhi, né razionalizzata, né giudicata, ma va semplicemente accolta e accarezzata col cuore; che Peppino è perfetto così com’è e che non avrebbe potuto essere diverso da quello che è. Peppino e la perfezione del melograno è una dichiarazione d’immenso bene nei confronti della vita che, tanto nella gioia quanto nel dolore, ci ricorda come al di sopra di tutto e di tutti a contare è “solo l’amore che si dona”.

LEGGI L’INTERVISTA A LINA RANALLI



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