Perché dollari?

Perché dollari?

Un biglietto, una parola: “Pavone”, e il commissario Bordelli viene catapultato in un’indagine che si rivela una vera e propria avventura. Una casa apparentemente disabitata, una società segreta, personaggi grotteschi, situazioni surreali, il presunto coinvolgimento del medico legale Diotivede e una domanda costante: cosa si nasconde dietro quella parola?... L’8 settembre 1943 ha diviso l’Italia in partigiani e repubblichini di Salò. L’uomo ha perso ha la sua dimensione e ha iniziato a torturare i suoi simili. Soprattutto i fascisti, che contano tra le loro file un esperto carnefice, un macellaio di uomini, mentre qualcuno sembra tramare nell’ombra… Un integerrimo, anonimo, pignolo e onesto impiegato restituisce al legittimo proprietario il suo portafogli trovato in strada, ma per un equivoco finisce in galera e conosce un mondo diverso da quello nel quale ha sempre vissuto… Versilia, costa apuana, 1994. Due uomini, uno spacciatore ed un poliziotto infiltrato, si trovano faccia a faccia. Uno è costretto a mentire, l’altro si fida. Chi mente è chiamato a compiere delle scelte difficili che coinvolgono l’amicizia, l’amore, la fiducia tradita…
Atmosfere cupe, tristi , sconvolgenti prendono forma nei quattro racconti di Perché dollari?, che vedono Marco Vichi impegnato a descrivere stati d’animo che portano ad una conclusione voluta, cercata e trovata, nonostante un finale inaspettato stia sempre in agguato, pronto a stravolgere le carte in tavola. Sono molte le emozioni che emergono dalle pagine attraverso i personaggi: rabbia, pietà, dolore, frustrazione, vendetta e, soprattutto, perdono, perché Vichi si rivela narratore accurato, abile nel velare in ognuno dei suoi personaggi ideali, qualità, difetti, manie. Dunque non sorprende che dal racconto che affonda le radici nell’Italia confusa e violenta della lotta partigiana, “Reparto di macelleria” , sia stata tratta una pièce teatrale che ha ottenuto ampi riconoscimenti. Attraverso i suoi racconti, lo scrittore fiorentino ci invita alla riflessione, ci obbliga a domandarci quanti problemi, reali o presunti tali, possano nascere da un gesto inconsulto, imprudente. Vichi scaraventa il lettore nella pagina. Lo tiene inchiodato davanti a sé stesso, costringendolo ad immedesimarsi nel narrato, lo immerge totalmente in scenari che alternano un punto di vista realistico e severo a scene in cui a dominare sono le atmosfere magiche avvolte dall’aura di un tempo che appare immoto. E al lettore non resta che sottostare alle leggi dettate dall’autore e chiedersi come si sarebbe comportato davanti alle vessazioni subite dal buon ragionier Barolini, costretto, suo malgrado, a vivere improvvisamente in un mondo che non gli appartiene.

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