Perché era lì – Franti

Perché era lì – Franti
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Torino. Nella seconda metà degli anni Settanta il punk statunitense e britannico ha già contaminato il tessuto suburbano italiano, innescando nei giovani la miccia per una ribellione musicale. Alcuni studenti decidono di mettere su un gruppo e lo chiamano Franti, dal nome del personaggio più carogna e cattivo del libro Cuore di Edmondo De Amicis, l’unico che si permette di ridere ai funerali del Re e che verrà espulso dalla scuola. La sua musica non ha genere, pastura nell’hardcore, nel folk, nel punk, nel rock progressivo. Indipendente fino al midollo, scivola sopra i cliché e le etichette, rifiutando qualsiasi affiliazione. Franti non è solo musica: si definisce un “collettivo aperto”, cerca e trova contaminazioni nella letteratura, nella poesia, nella cinematografia e in tutto ciò che è libera espressione ai massimi termini, anarchia. Rifiuta la moda, la cultura come status di privazione e antagonista dei contenuti. Il gruppo cresce, si autoalimenta, i suoi componenti cambiano ma il messaggio resta lo stesso, immutabile fino alla naturale evaporazione, come una morte bianca che lo vede sparire senza fare danni al resto del mondo. Ma l’idea di libertà massima di pensiero ed espressione, di scrittura e sperimentazione, sopravvive e riprende vita ogni volta che un nuovo cervello se ne riappropria e la utilizza. Nel 1983 autoproducono l’album Luna nera, nel 1984 incidono un album a metà con i Contrazione e nel 1986 esce per la Blu Bus il disco Il giardino delle quindici pietre, il manifesto che più rappresenta la loro essenza...

E proprio a questa creatura di Franti e al giardino zen Ryõan-li, nel tempio di Kyõto, si ispira questa “biografia immaginale” di una band collettiva, dove per collettivo si intende un tessuto fatto di varie arti depurate dalle etichette e dalle regole, inclassificabile e dunque al limite dell'invendibile secondo i normali canali musicali. A ridare vita all’embrione congelato di Franti è il collettivo Cani Bastardi, gruppo della provincia pisana che si riunisce in un blog e che in quindici pietre capitolari reinventa e ridona vita alla proto-idea scaturita dalla band. Ogni pietra è una testimonianza e non solo: il capitolo si trasforma in una creatura nuova fatta di cronache, ricordi, racconti inventati, montagne ribelli, citazioni letterarie e stralci di brani musicali. A collaborare, oltre che alcuni del collettivo come Roberto Bianchini e Alessandro Corsi, anche il randagio Luca Buonaguidi e Miro Sassolini, già voce dei Diaframma, band di culto degli anni Ottanta. Il libro, i cui diritti sono totalmente liberi, invita alla propria riproduzione e alla libera diffusione dell’opera, in favore di chi vuole sapere e conoscere, considerando la cultura appannaggio di tutti. Accompagnato da un DVD, raccoglie tracce audio inedite con concerti di Franti e formazioni parallele, sorte spontaneamente dalla creatura principale. Il risultato finale è un’opera fedele alla linea indicata dal nucleo iniziale, cioè inclassificabile e caleidoscopica. Muta e cambia e non ha verso e direzione, perché paradossalmente potremmo cominciare dalla fine, dalla quindicesima pietra e tornare alla prima, dove il giardino ha inizio.

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