Perché finisce un amore

Perché finisce un amore

Paola è distrutta: il marito è scappato con quella che lei chiama “la troia”, quella che ha la sua stessa età, quindi almeno non rappresenta lo stereotipo più scontato dell’uomo maturo che perde la testa per una ragazzina. E lui l’ha mollata proprio quando sono a un passo dalle nozze d’argento, portandosi via da casa anche i battiscopa, oltre ai mobili, tanto che lei pensa di essere stata derubata e chiama i carabinieri... La professoressa Farsetti è una stimatissima docente del dipartimento di Fisica dell’Università “Sapienza” di Roma. Ha un curriculum vitae che la rende quasi candidata ideale al premio Nobel, ma una debolezza, Giulio, per il quale perde la testa, nonostante sia già sposato. Per raccontare la sua storia si avvale di pagine e pagine stampate di messaggi che si è scambiata con lui su Whatsapp... Tommaso Montini si impone quasi a forza, pur di poter catturare l’attenzione. Certo non è uno stalker, ma ha una forte esigenza di raccontare a qualcuno che cosa ha passato con Francesca, la giovane collega Francesca, per la quale lui ha buttato all’aria il suo matrimonio, il suo lavoro, la sua vita. Eppure, nonostante tutto, è sempre disposto a ricominciare con lei, nonostante tutto... La convinzione di vivere una situazione unica al mondo, o meglio, come quella dei film (o quasi) permette a Carla di presentarsi come una novella Filumena Marturano, anche se il suo matrimonio con Duilio non assomiglia per niente all’identità che si è scelta, anche se di certo c’è molto di più di una certa somiglianza nel suo essere determinata...

Non esistono regole in amore, né storie uguali, ma ripercorrere quelle tracciate dalla giornalista Alessandra Arachi e poi seguire l’interpretazione che ne dà lo psicanalista Paolo Crepet fornisce ai comportamenti, ai meccanismi mentali che scattano, al nostro essere umani, a volte un po’ troppo presuntuosi e convinti di poterci permettere tutto, una chiave interpretativa che di sicuro aiuta. E così, una dietro l’altra, si snodano alcune storie reali, quattro per la precisione, rese fittizie dal cambio di nomi e delle “location”, ma non nell’essenzialità di ciò che succede. Sono situazioni che forse abbiamo percorso, avvicinato, forse anche vissuto in alcuni aspetti, ma di certo sono storie emblematiche da parte di chi abbandona e di chi è abbandonato, di chi decide e di chi subisce, di chi vive doppie vite e di chi contribuisce al nasconderle. Inutile dire: “Ah, al posto suo io...”, perché è tutto perfettamente inutile. Di solito sembra quasi che l’amore ci tolga il lume della ragione, di quella più semplice, banale, primordiale. Non è una questione di età, di classe sociale, di conoscenza o cultura e in questo senso gli interventi di Paolo Crepet sono fondamentali, se non proprio per non sbagliare, perché questo non è possibile, almeno per capire dove ci è capitato di farlo. È davvero utile trovare il parere di un esperto che a mente fredda percorre alcuni aspetti dei sentimenti che ci animano, soprattutto perché possono sempre esistere lati oscuri, o magari alcune fragilità di cui non ammetteremmo mai l’esistenza. E da questo punto di vista è importante anche il lavoro fatto dalla Arachi, che ha selezionato le storie.



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