Perché la notte

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1984. Il tormentato e geniale agente investigativo della Polizia di Los Angeles Lloyd Hopkins viene scatenato dai superiori sulle tracce di Jacob Herzog, un brillante poliziotto soprannominato l'Alchimista per la sua abilità nei travestimenti scomparso nel nulla da tre settimane. Un solitario, quasi un asceta, che vive solo in un appartamento ordinatissimo e colleziona biografie di grandi condottieri. In polizia Herzog aveva un solo amico: tale Marty Bergen, che recentemente però è stato cacciato dal corpo per codardia dopo essere fuggito durante una sparatoria. Mentre Hopkins sta iniziando a riflettere sul caso di Herzog, arriva una drammatica chiamata in centrale: durante una rapina a un negozio di liquori un misterioso individuo arrivato a bordo di una Toyota gialla ha massacrato a colpi di pistola il gestore e due clienti. I poliziotti ovviamente non lo sanno, ma l'assassino, tale Thomas Goff, è il braccio destro di un bizzarro guru-psicanalista chiamato John Havilland, da lui incaricato di arruolare candidati adatti al personalissimo metodo di 'cura' del dottore: un misto di lavaggio del cervello, abusi sessuali, plagio, sfruttamento. Goff soffre di violentissime emicranie che stanno peggiorando sempre più e presto – prevede Havilland – lo porteranno alla morte, ma è convinto che quello che in realtà è il suo sfruttatore sia il suo salvatore. Hopkins intanto indaga anche sul triplice omicidio, ma ancora non sa che la sparizione di Herzog è legata anch'essa all'inquietante, malvagia, fascinosa figura di John Havilland, il Nottambulo...

Secondo capitolo della trilogia del sergente Hopkins, Perché la notte (il titolo originale Because the night riecheggia quello della celebre canzone di Patti Smith) è il classico sequel che ripropone paro paro un modello di successo: l'investigatore dalla carriera sempre in bilico e dalle intuizioni geniali (ma nemmeno troppo, almeno fino a oltre la metà del romanzo Hopkins tratta Havilland da amicone) un po' macho violento e seduttore un po' fragile padre di famiglia divorato dai sensi di colpa, il villain intellettualmente brillante, psicotico e spietato (e qui il successo straripante dell'Hannibal Lecter di Thomas Harris apparso tre anni prima ha pesato sicuramente), la ragazza bellissima che finisce per essere usata quasi come esca e viene salvata all'ultimo istante, l'ambiente ottuso della polizia, e via citando. Se non è nell'originalità, la forza del romanzo è nella scrittura tellurica di James Ellroy, nell'energia sotterranea che senti vibrare tra le pagine, nella morbosità di certe allusioni (che alla luce di ciò che oggi sappiamo sulla tormentata vita privata dell'autore possiamo senza dubbio definire autobiografiche), nel potente simbolismo psicanalitico che pervade il plot. Perché la notte non è una domanda: è un'affermazione.



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