Perché lo diciamo noi

Perché lo diciamo noi

Fra i compiti della Convenzione delle Nazione Unite di Durban sui cambiamenti climatici c’è quello di estendere le proprie linee guida risalenti al Protocollo di Kyoto del 1997, ma a quanto pare, malgrado l’opinione pubblica americana sia nettamente a favore di risoluzioni in tal senso, i massimi esponenti politici non sono altrettanto sensibili al tema… Il presidente Kennedy, autorizzando i bombardamenti contro il Vietnam del Sud, portò milioni di civili a perdere ogni cosa e a vivere in baraccopoli e campi di concentramento, in perfetto ossequio alla definizione orwelliana di “non persone”… In tutto il mondo l’istruzione e l’università sono soggette a un processo di aziendalizzazione e di asservimento; l’istruzione pubblica è sotto attacco ovunque, e l’America non fa eccezione… Gli USA sono da decenni impegnati in una dispendiosa quanto velleitaria lotta senza quartiere alle droghe, mentre gli stati in cui le sostanze sono state depenalizzate dimostrano risultati soddisfacenti. Le misure coercitive, invece, non fanno che alimentare il narcotraffico… L’Iran è tradizionalmente uno stato nemico degli USA e ha nemici in tutto il Medio Oriente; è inoltre contrapposto all’alleato storico degli Stati Uniti, lo stato di Israele, ma gli viene impedito da sempre di autoregolarsi in maniera indipendente nell’arricchimento dell’uranio… Nel dibattito fra i due candidati alla presidenza americana Obama e Romney nel 2012, come spesso accade, sono state eluse le domande più urgenti per il Paese, come quelle sul riscaldamento globale o sul nucleare iraniano…

Noam Chomsky è un nome di spicco nell’ambito degli studi della comunicazione contemporanea, oltre che filosofo e linguista. Perché lo diciamo noi raccoglie trenta saggi scritti fra il 2011 e il 2015: l’argomento è la politica (e la comunicazione politica) nell’ambito statunitense. Articoli, dunque, che letti oggi possono sembrare in certi passaggi quasi obsoleti, visto il terremoto politico che nell’ultimo anno è stato rappresentato dalla vittoria del miliardario Donald Trump, con un nuovo inquilino della Casa Bianca che nessuno avrebbe mai pronosticato. Però spiccano tematiche annose e che non sono ancora passate di attualità, per esempio i rapporti roventi con Teheran e l’accondiscendenza fin troppo eccessiva verso Israele, che ha da sempre mano libera nella sua politica estera malgrado abbia responsabilità enormi in conflitti e dissidi in Medio Oriente. E poi la Libia, il riscaldamento globale (che proprio secondo Trump sarebbe un’invenzione della Cina per frenare lo sviluppo a stelle e strisce), ma anche excursus più ampi a sottolineare gli errori enormi degli USA nel corso della storia, da Kennedy con il Vietnam fino alle accuse poi rivelatesi infondate nei confronti di Saddam Hussein, e l’unica verità di fondo: un nemico, o un alleato, diventa tale solo in base al diktat di Washington, il resto non conta. “Qualsiasi cosa il resto del mondo possa pensare, le azioni degli Stati Uniti sono legittime sempre per lo stesso motivo: perché lo diciamo noi”.



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