A perdifiato

A perdifiato

Dario Rensich è un ex maratoneta triestino con un solo importante risultato in carriera, un sesto posto alla maratona di New York alle spalle degli irraggiungibili africani, e al quale la federazione di atletica concede un’ultima occasione per riaffermarsi nell’ambito sportivo: allenare un gruppo di giovani ragazze mezzofondiste ungheresi per prepararle alla maratona dei quarantadue chilometri. Ma la missione ha anche il sapore di un ricatto al quale dover cedere per tutti gli anni passati sugli allori, all’ombra di quel risultato che oramai è più un peso che un vanto per Dario che, potendo scegliere, avrebbe optato per la stessa missione a Berkeley, California, dove l’ex atleta ha già vissuto e dove risiede l’amico Alberto. Szeged è una piccola cittadina ungherese sulle rive del Danubio, avvelenato da uno sversamento accidentale di arsenico che rischia di far scomparire l’intera fauna locale, e nella quale Dario trascorre i successivi sei mesi allenando le sette giovanissime ragazze, mentre a Trieste la bellissima moglie Maura attende con ansia la telefonata che permetterà loro di adottare una bambina. La missione mette Dario sotto una lente d’ingrandimento. I suoi dubbi, i suoi fantasmi vengono allo scoperto e crescono di pari passo con la progressione degli allenamenti e si manifestano nel rapporto con la bella diciottenne Agoda, una tra le più promettenti mezzofondiste che sta allenando. Più che bugie, sono verità non dette, quelle che Dario decide di portare avanti sdoppiando la sua vita in due esistenze parallele che proseguono al ritmo di una corsa lunga, fino a quando il traguardo non sarà in vista, ma non è detto raggiungerlo sarà una vittoria…

Già uscito per Mondadori nel 2003 e per Einaudi nel 2005, torna in libreria uno dei capitoli del “Ciclo delle stelle” del quale fanno parte altri tre romanzi, tutti in corso di pubblicazione presso La nave di Teseo. La parabola discendente di Dario corre parallela all’evoluzione del disastro ecologico al quale il Danubio viene sottoposto. L’ex atleta somiglia a uno di quei grossi pesci boccheggianti che si gettano fuori dall’acqua per sfuggire al veleno e rimangono agonizzanti, con le branchie che si riempiono di polvere. A ogni bivio Dario sceglie quella che a tutti noi appare come la via sbagliata. Ogni volta sembra pentirsene, ogni volta però ci fa capire che altro non avrebbe potuto fare. Ci si domanda cosa sia l’amore per lui, cosa provi quest’uomo così asettico, e parco di parole, davanti al baratro che l’imminente adozione gli mostra. Il sesso vorace con Agoda è come una corsa liberatoria che rilascia endorfine delle quali poi non puoi più fare a meno. Mauro Covacich ci accompagna nel viaggio lungo sei mesi di Dario. Siamo con lui mentre corre sull’argine del Danubio assieme alle ragazze, siamo con lui mentre trascorre qualche giorno a Trieste in compagnia di Maura, siamo con lui mentre vola ad Haiti dalla piccola Fiona e siamo con lui persino quando fa l’amore con le sue due donne. Il veleno inquina il sangue di Dario, obnubila la sua mente, noi che siamo lucidi vorremmo gridargli di scuotersi ma non lo facciamo, troppo catturati dalla sua storia che, anzi, quasi speriamo si faccia ancora più morbosa. Tutti, a Szeged, attendono il ritorno delle cicogne che migrando hanno evitato la morte. Così fa Dario, che di cicogne ne attende due, consapevole che, prima della scadenza del suo mandato, dovrà abbattere uno dei due animali.



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