Perdutamente

Perdutamente
È una sera di novembre come tante, ma una telefonata cambia la vita di un giornalista: sua madre si trova al binario 16 della stazione di Napoli in evidente stato confusionale. Non ha coscienza di sé, non sa cosa stia facendo lì, ha in tasca una lettera su carta avoriata che nasconde un evidente segreto. Dove voleva andare quella donna di ottancinque anni? Quale pensiero, ricordo,  frammento di passato stava inseguendo? Questo è l’interrogativo che coinvolge un’intera famiglia costituita di sette membri, tutti in qualche modo sull’orlo di una crisi di nervi. Comincia il calvario legato ad un problema che ormai ai giorni nostri è una vera e propria emergenza sociale: la donna infatti è affetta da Alzheimer. Metterla in istituto o tentare di assecondare le sue volontà che la richiamano ad un tempo passato, quando era ragazza, all’epoca del  Fascismo? Si opta per la seconda soluzione per desiderio del figlio giornalista, mentre Penelope , la moglie padana, vede inizialmente di malocchio questa scelta e la famiglia  si frantuma e si ricompone intorno a questo dramma. Il passato prende il posto del presente, in un gioco paradossale in cui si fatica a condurre una vita normale . L’anziana signora aspetta sempre il ritorno di Peppino, il marito ,morto quindici anni prima, e balza su ogni volta che sente squillare il telefono o il campanello di casa: è assolutamente convinta che egli sia vivo… 
Tutti i sette membri di questa famiglia tanto allargata quanto scombinata sono coinvolti, perfino Rinaldo, che sembra un Siddharta in meditazione;  tutti e sette, in modo diverso , creativo e paradossale - dai figli alla nuora ai nipoti - cercano di  affrontare tra toni ironici e perdutamente amorevoli il nemico Alzheimer. La casa rischia di andare in fiamme, mentre si rappresenta miseria e nobiltà della città più bella del mondo , tra il Vomero e il Museo Archeologico, descrivendo grandezza e disfunzioni di una realtà sempre sull’orlo della crisi. La percezione del tempo risulta sconvolta,  si rovescia il rapporto genitori-figli; tocca a quell’ultimi prendersi cura di  quella donna un tempo la quercia della famiglia, e ci si chiede se si è all’altezza del compito o si rimane per sempre figli che non sanno accettare l’idea della morte della loro mamma. Ci sono dei testi che ti colpiscono fin dalla prima pagina e ti rubano l’anima; questo è il caso del libro di Flavio Pagano, che alterna parti narrative classiche a delle vere e proprie digressioni filosofiche, in cui si riflette sugli eterni interrogativi dell’uomo: la vita e la morte, la giovinezza e la vecchiaia e soprattutto su cosa sia mai questo sentimento ineludibile della dimensione umana, l’amore. L’amore che si  prova perdutamente per chi l’ha perduta, la mente. Il libro diventa così riflessione sulla piaga sociale della malattia neurodegerativa, della “follia” e ci si interroga sul fatto se questa  non sia una forma di alta creatività e di impatto fulminante col mondo, inseguendo la vertigine del pensiero e la sua rientranza, se i “pazzi” non abbiano un alto patrimonio emotivo da comunicare, come è il caso  dell’anziana signora che porta dentro di sé un segreto che cerca di recuperare attraverso la malattia. Anche quando l’Alzheimer si fa ingestibile la famiglia resiste per non lasciare sola la donna intorno cui è girata e gira la loro esistenza; così figli e nipoti si trasformano in badanti (fino ad inscenare l’arrivo di San Gennaro per assecondare il desiderio della malata). Un libro che mi ha ricordato i testi mirabili di Oliver Sacks, neurologo e scrittore inglese , in cui i malati vengono trattati anzitutto come esseri umani che necessitano di cura ed amore. Perché pur tra paradossi e ironia, questa commedia napoletana mette in risalto la componente sentimentale che unisce tutti i membri di una famiglia bislacca, che fa leva su tutte le sue risorse di intelligenza emotiva per rimanere unita di fronte al dramma. Mi aspetto e auspico che questo libro diventi presto una rappresentazione teatrale , come è avvenuto per altri romanzi di Flavio Pagano, autore poliedrico ed eclettico, insignito di importanti premi.

 

 

 

 
 
 
 
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